Legnago, Peschiera e Villafranca

Pazienti covid, ospedali veronesi al limite: «Superata la programmazione prevista in fase 4»

Personale sanitario all’ospedale Magalini di Villafranca
Personale sanitario all’ospedale Magalini di Villafranca

Tutto pieno in terapia intensiva, pazienti curati in pronto soccorso e infermieri in «prestito» dall’esercito. È sotto pressione, l’ospedale Magalini di Villafranca, centro Covid allo stremo delle forze. Servono anestesisti e infermieri specializzati a trattare pazienti complessi come quelli in terapia intensiva o in semintensiva. Sugli ammalati sono concentrati tutti i medici e operatori reclutati anche da altri reparti. Ma occorrerà altro personale perché l’obiettivo - e sarà più chiara in merito oggi l’Ulss9 - è quello di portare la capienza della terapia intensiva da 15 a 20 posti. Ma anche gli 85 ricoverati nelle «aree non critiche», come le definisce il bollettino regionale dell’Azienda zero, non sono in realtà pazienti facili perché la maggior parte ha difficoltà respiratorie che vanno monitorate come nelle semi-intensive.

Il timore è che la situazione di emergenza depauperi il servizio pubblico di servizi che vengono affidati alle strutture private. 

 

PESCHIERA

È al limite della capienza Covid anche la Clinica Pederzoli di Peschiera. Il bollettino regionale riporta che la struttura convenzionata accoglie 52 pazienti, di cui sette in terapia intensiva. In realtà sono di più. Qui, infatti, sono in cura, nel dettaglio, sette persone in intensiva, 16 in semintensiva, 30 in malattie infettive e due in ginecologia (le mamme positive sono ormai frequenti, rispetto all’inizio della pandemia). E a queste vanno aggiunte le 16 persone seguite all’ospedale di comunità.

E l’ospedale di Peschiera sta assorbendo l’utenza del Villafranchese soprattutto per le prestazioni di ostetricia e traumatologia, dalle mamme che devono partorire (per questo già alla prima conversione in ospedale-covid del Magalini la Pederzoli aveva ottenuto dieci posti in più) all’anziano che si fa male.

 

LEGNAGO

Oltre cento ricoverati per Covid al Mater Salutis di Legnago. Pronto soccorso e reparti del polo sanitario di Legnago sono sempre più in affanno. E i medici protestano. All’ospedale di via Gianella lancetta del cruscotto, ovvero l’indicatore grafico utilizzato dalla Regione per evidenziare la percentuale di occupazione dei letti destinati ai malati di Coronavirus, è sempre più sul rosso. Infatti, in base al rapporto di mercoledì mattina, nel polo sanitario della Bassa i letti che per la fase 4 della pandemia avevano un tasso di occupazione addirittura del 146 per cento.

A fronte di 56 posti riservati dalla programmazione regionale per questo frangente ne risultano utilizzati addirittura 82, ossia 26 più del previsto, ricavati in vari reparti. Ma anche questa cifra è per difetto, poiché sia le sigle sindacali che la stessa Ulss 9, ieri, hanno conteggiato oltre 100 pazienti in cura per Covid nella struttura legnaghese. Una somma superiore quindi ai 90 degenti Covid 19 durante il picco pandemico di aprile. 

Se l’ospedale legnaghese finora ha retto l’urto, evitando il collasso, è perché, di volta in volta, sono stati trovati posti per i contagiati in diversi reparti: l’ultimo in ordine di tempo è stato quello della geriatria, dove sono stati ricavati otto letti Covid.

 «Nel complesso», ammette l'Ulss9, «è stata ampiamente superata la programmazione prevista in fase 4». «In ogni caso», continua la nota, «tutte le decisioni aziendali riguardanti l’emergenza Covid vengono prese di concerto durante le quotidiane riunioni dell’unità di crisi aziendale che riunisce l’intera direzione strategica». •

 

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