Festa per i cent’anni di Carmela con lo striscione dei 111 nipoti

Carmela Venturini tra il sindaco Panuccio e l’assessore Guadagnini
Carmela Venturini tra il sindaco Panuccio e l’assessore Guadagnini

Lo striscione «100 primavere» sul balcone nella piazza di Azzano era l’augurio speciale per il compleanno della concittadina Carmela Venturini, zia di una schiera di nipoti che la considerano nonna, «nonna ad honorem», ed hanno voluto ricordarla così. Ottava di dieci figli, nata il 27 marzo 1921, venuta in paese nel 1931 proveniente da San Floriano in Valpolicella, non ha figli, ma è festeggiata da oltre 111 nipoti: 27 di primo grado, 47 di secondo, 37 di terzo, presto però saranno 38, sussurra la nipote Mariastella. A presentarle gli auguri a nome dei concittadini c’erano il sindaco Antonello Panuccio e l’assessore alla Famiglia Elena Guadagnini che commentano: «È una persona con una lucidità e memoria da restarne ammirati». Alla classica domanda: «Qual è il segreto per arrivare alla sua età?», la risposta è questa: «Caro sindaco, non sono mai stata pessimista e la mia fiducia in Dio mi ha aiutato». Nell’incontro si sovrappongono abitudini, ricordi e desideri: «Il mio segreto è avere sempre la mente occupata con qualche attività: da giovane la mia macchina da cucire per il mio lavoro di magliaia; adesso l’orto, la pasta tirata a mano per i nipoti e pronipoti. Al pomeriggio la lettura: L’Arena, Verona Fedele poi le trasmissioni preferite». Affiorano i ricordi: il suo lavoro di magliaia con la sua macchina da cucire accantonato durante la guerra per sostituire, nei lavori dei campi, i fratelli al fronte durante la seconda guerra e alla sera la corrispondenza con i fratelli. Il più bel ricordo? «La nascita dei miei nipoti che accudivo». E dopo un momento di pausa: «Li vedo ancora adesso in videochiamata, anche quelli lontani come Marco, che fa il ricercatore di Fisica a Berkeley in California e mi ha chiamato per gli auguri». E dopo una pausa: «Con uno strumento del genere vorrei vivere altri cent’anni perché è bello vederli e sentirli, anche se lontani e sapere che stanno bene nonostante questa grave pandemia». •

Giorgio Guzzetti