Eroine e lockdown secondo Manara

L’illustrazione delle analisi in laboratorioTiziano Perbellini, Milo Manara e Luca ColomboMilo Manara con una copia del suo libro FOTO PECORAL’opera dell’artista rende omaggio ai vigili del fuoco
L’illustrazione delle analisi in laboratorioTiziano Perbellini, Milo Manara e Luca ColomboMilo Manara con una copia del suo libro FOTO PECORAL’opera dell’artista rende omaggio ai vigili del fuoco

Il passaggio tra la quotidianità e il lockdown totale è stata una linea sottile e improvvisa a cavallo tra febbraio e marzo. Sottile quanto il tratto di una penna che non si stacca mai dal foglio e dà vita a immagini che immortalano meglio di mille parole un sentimento tormentato. L’artista Milo Manara racconta la sua esperienza durante la quarantena come una gabbia invisibile. D’oro, forse, ma pur sempre con delle sbarre che rinchiudono anche la creatività. La bloccano fino a quando per sua natura, la creatività, esce e torna a respirare. Mercoledì sera il maestro del fumetto era ospite al Golf Club Verona, a Sommacampagna, invitato dal Club 41 Italia. Qui ha presentato il suo ultimo lavoro: Lockdown Heroes, 24 acquerelli che raccontano la vita di chi, quando l’Italia era chiusa in casa, ha continuato a fare il proprio lavoro. Quelle rappresentate da Manara sono tutte donne e hanno un tratto in comune: sono all’opera, ognuna nel proprio settore, mentre indossano il simbolo di questa pandemia, la mascherina. La indossano tutte tranne una, un’insegnante davanti al computer durante una lezione online. C’è l’edicolante, la veterinaria, la cassiera, ma anche chi inforna il pane, la rider che consegna il cibo a domicilio, le forze dell’ordine e i volontari. Il tempo, durante la quarantena, era l’unica cosa che non mancava eppure era un tempo vuoto. «È complicato per me distinguere il personale dalla professione», spiega Manara, «era difficile trovare la concentrazione e la serenità per lavorare tranquillamente. Ero praticamente immobile». Fermo, come del resto tutto il mondo. O quasi. «Non c’era volontà e ispirazione, perché mancava l’applicazione mentale, lo stato d’animo giusto e la testa era impegnata dalle notizie di questo avvenimento così straordinario e da quanto stava succedendo negli ospedali». Un lampo, però, ha riacceso tutto nell’unico modo che poteva davvero rompere lo stallo: creare, incastrare sui fogli i pensieri e colorarli. «Per sbloccarmi», confessa Manara, «sia a livello artistico che personale, ho cominciato a disegnare e a pensare a tutte quelle persone che erano in combattimento contro questo virus. Erano fuori e continuavano a fare il loro lavoro per garantire la nostra sopravvivenza». La prima figura, che ha fatto il giro del mondo, è di un’infermiera. Da quel momento la mente è però volata a tanti altri professionisti che non si sono mai fermati, mai arresi. «Questi acquerelli sono pensieri. Sono il modo che un disegnatore ha per dire ti penso, so che sei li a combattere per me. È un ringraziamento», aggiunge. I riconoscimenti sono arrivati da ogni angolo. Tanti, infatti, sono le foto che Manara ha ricevuto dai reparti di terapia intensiva di tutta Italia con medici e infermieri mentre posavano tenendo in mano i suoi disegni. «Spero che questo lavoro possa servire da piccolo promemoria. Che ci possa aiutare a ricordare quello che abbiamo vissuto e di queste persone instancabili. Si diceva che da questa pandemia saremo usciti migliori, sarebbe stata un’occasione d’oro ma ho i miei dubbi che avverrà». C’è poi un disegno che più di tutti, spiega Manara, racconta quello che è stato e allo stesso tempo immortala il momento attuale. È una ragazza che si affaccia alla finestra e fissa un pifferaio. Il rimando è al pifferaio di Hamelin: «I ragazzi hanno mille tentazioni, ma devono cercare di resistere al richiamo di questo pifferaio perché la situazione non è piacevole. È un virus pericoloso». Parte del ricavato del cofanetto Lockdown Heroes, edito da Feltrinelli, verrà devoluto in beneficienza. •

Nicolò Vincenzi