È stata letale la coltellata tra un polmone e il cuore

I rilievi dei carabinieri e della Scientifica mercoledì nell’abitazione dove è stata uccisa Maria Spadini
I rilievi dei carabinieri e della Scientifica mercoledì nell’abitazione dove è stata uccisa Maria Spadini
I rilievi dei carabinieri e della Scientifica mercoledì nell’abitazione dove è stata uccisa Maria Spadini
I rilievi dei carabinieri e della Scientifica mercoledì nell’abitazione dove è stata uccisa Maria Spadini

Due coltellate alla schiena con due coltelli da cucina, una delle quali, sul lato sinistro, sferrata all’altezza del polmone e del cuore, è risultata letale. È morta così, mercoledì mattina, Maria Spadini. L’esame autoptico sul corpo della donna, 80 anni, uccisa nella sua casa di via Grandi, a Bovolone, è stato eseguito da Dario Raniero dell’Istituto di medicina legale di Verona, che nei prossimi giorni depositerà in Procura una relazione approfondita. Quanto emerge dai primi riscontri, però, conferma le ipotesi fatte subito dopo il ritrovamento del cadavere da parte dei carabinieri, intervenuti a seguito della chiamata del figlio, Paolo Bissoli, che sosteneva di aver trovato la madre esanime in casa al suo rientro dal bar: la morte è effettivamente avvenuta nelle prime ore del mattino e la vittima, stando ai lievissimi segni interpretabili come un ultimo tentativo di difesa, non ha avuto probabilmente il modo o il tempo di ribellarsi alla furia dell’assassino. In carcere, con l’accusa di omicidio volontario aggravato dal vincolo di parentela, c’è proprio il figlio 52enne, che mercoledì, davanti al sostituto procuratore Maria Federica Ormanni, titolare dell’inchiesta, si è avvalso della facoltà di non rispondere e che oggi comparirà davanti al Gip Marzio Bruno Guidorizzi nell’udienza di convalida del fermo (che si svolgerà in videoconferenza). Al momento, per lui, il pubblico ministero non ha disposto alcuna perizia psichiatrica: durante l’interrogatorio era consapevole dell’accaduto e riferiva orari compatibili. Nulla, si apprende dalla Procura, farebbe dunque pensare ad una incapacità di intendere e di volere al momento dei fatti. A non deporre a favore di Bissoli c’è però anche un passato difficile. Con due precedenti per lesioni e violenza privata con percosse, nel marzo del 2018 era finito in manette per un doppio tentativo di rapina. Nei giorni scorsi era anche stato rinviato a giudizio dal giudice Raffaele Ferraro per maltrattamenti nei confronti della moglie e delle due figlie. Dopo la loro denuncia, che descriveva offese, umiliazioni, minacce, lanci di suppellettili ed «eccessi d’ira acutizzati dall’abuso di sostanze alcoliche» - tanto da costringere, in un’occasione, le figlie di 17 e 18 anni «ad abbandonare la casa e a rifugiarsi dalla nonna materna a Venezia» - nel luglio del 2020 l’uomo era stato arrestato, per tornare in libertà (seppur con divieto di avvicinarsi moglie e figlie e obbligo di allontanamento dall’abitazione familiare) il 22 agosto. Proprio da allora Bissoli era tornato a vivere con la madre nella casa del delitto, in attesa del processo, fissato per il prossimo 19 ottobre. E sempre a seguito di quella denuncia il pm aveva richiesto una perizia psichiatrica effettuata in incidente probatorio dalla quale emergeva, all’epoca dei fatti, una «capacità di intendere e di volere grandemente ridotta, pur senza esclusione, in relazione all’infermità di mente da cui era affetto, uno stato di etilismo cronico in disturbo di personalità di tipo depressivo». Problemi, diagnosticati già nel 2010 durante un ricovero al Policlinico, che avevano richiesto, tra il 2018 e il 2020, altri numerosi ricoveri ospedalieri. Tuttavia Bissoli, concludeva la perizia datata 11 gennaio 2021, «attualmente non appare persona socialmente pericolosa». •.

Elisa Pasetto

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