Condannati alla puzza «La fabbrica si sposti»

L’ingresso dell’industria Matco
L’ingresso dell’industria Matco
L’ingresso dell’industria Matco
L’ingresso dell’industria Matco

Comprare una casa con balcone, e subito dopo realizzare di doversi chiudere dentro per non sentire l’odore di plastica bruciata che c’è nell’aria. Nel 2019 è stata un’amara sorpresa per Antonio Primavera scoprire che l’abitazione appena acquistata si trova in una zona che da anni è sotto i riflettori per le lamentele dei residenti, che segnalano le emissioni odorigene fastidiose provenienti da Matco, azienda della Valle di Sona che produce guaine bituminose. «Appena ho comprato casa», spiega l’uomo, «ho iniziato a sentire odore di plastica bruciata. Purtroppo, prima non ero consapevole della situazione, perché nessuno mi aveva detto niente, altrimenti certamente non avrei acquistato in quella zona. Ho chiamato anche Legambiente per segnalare il problema, e mi hanno detto che è conosciuto. Resta il fatto che è inammissibile che io non possa aprire le finestre di casa». Il proprietario è consapevole che in gioco ci sono anche i diritti dei lavoratori, ma è pure preoccupato di dover far vivere il figlio appena nato in un ambiente caratterizzato da un odore così disturbante: «La fabbrica ha il diritto di lavorare, ma io non posso far crescere mio figlio nella puzza della plastica. Viene assicurato che è tutto monitorato, ma chi mi dice che a lungo andare non vi siano ripercussioni sulla salute? Comunque, sto già pensando di mettere in vendita la casa fra qualche anno». Spiega che l’odore è un fenomeno ricorrente: «Si sente giornalmente, a volte anche per alcune ore consecutive. Fortunatamente ho comprato senza giardino, perché a cosa mi servirebbe? Con questo odore pungente che c’è nell’aria, non lo potrei nemmeno usare. Se mi siedo sul balcone, capita che all’improvviso venga invaso dalla puzza di plastica bruciata e debba chiudermi in casa». C’è da dire che la fabbrica, ex Nord Bitumi ora Matco, è arrivata prima che la zona circostante diventasse residenziale. Antonio lo sa, e dichiara: «Non andavano date le concessioni edilizie intorno a una fabbrica di tale portata». E aggiunge: «Possibile che l’azienda non riesca al giorno d’oggi a eliminare questi fenomeni odorigeni? Possibile che non si riescano a darle degli incentivi per spostarsi? Spostandosi avrebbero anche dei capannoni nuovi, sicuramente più all’avanguardia di quelli attuali». Antonio Primavera non vuole arrendersi: «Io porterò avanti questa battaglia, è una questione di diritti e di principi: l’azienda ha diritto di lavorare, ma i residenti hanno diritto di vivere la loro casa, anche potendo aprire le finestre». Dal Comune, il consigliere di maggioranza Paolo Bellotti, presidente della Commissione consiliare territorio e ambiente, spiega: «L’azienda ha fatto una sperimentazione con un impianto pilota, piccolino, per vedere se il sistema di abbattimento degli odori funziona. La sperimentazione è terminata a fine marzo, e l’azienda deve ora produrre una relazione da inviare agli enti competenti nella quale vengono resi noti gli esiti. Si tratta di capire, sulla base dei dati, se potrebbe essere utile realizzare un impianto come quello sperimentato; si parla di un investimento di oltre 100 mila euro». Tuttavia, secondo il consigliere le segnalazioni sull’odore che arrivano non sono poi così tante: «Nella zona vivono moltissime famiglie, ma le segnalazioni arrivano sempre da cinque o sei. In ogni caso, l’odore non potrà mai essere eliminato definitivamente: l’azienda deve fare tutto ciò che è in suo potere per ridurre il disturbo olfattivo, ma dall’altra parte deve esserci uno sforzo di convivenza». Bellotti spiega anche che l’azienda ha fatto tutto quello che è stato chiesto: «Noi non abbiamo alcun potere di obbligare l’azienda a fare qualcosa, e gli enti che hanno questo potere, cioè Provincia, Arpav e Regione, hanno chiarito che ha ottemperato a tutti gli impegni. Ora noi possiamo solo sollecitarla affinché volontariamente applichi dei miglioramenti, ed è quello che stiamo facendo». In base ai dati di cui è a conoscenza il Comune, non sussiste inquinamento e non ci sono rischi per la salute: «Sulla base di analisi eseguite e delle dichiarazioni degli enti preposti, a noi non risultano criticità di questo tipo», assicura Bellotti.•.

Federica Valbusa

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