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20.12.2019

Uniti in parrocchia, divisi al cimitero

Il cimitero di Castel d’Azzano FOTO PECORA
Il cimitero di Castel d’Azzano FOTO PECORA

Divisi nei confini, divisi in terra. Fa discutere, e di certo terrà banco anche in futuro, a Castel d’Azzano, la decisione presa dal Comune di negare la sepoltura nell’unico cimitero del paese a chi non vi risiede, pur facendo parte delle parrocchie di Azzano, Beccacivetta, San Martino e Rizza, paesi a cavallo tra più Comuni. A Rizza, per esempio, la chiesa è sotto la giurisdizione di Verona, anche se buona parte dei parrocchiani sono azzanesi e villafranchesi. Allo stesso modo, San Martino ha fedeli di Vigasio residenti a Forette. E ancora, ad Azzano e a Beccacivetta vanno in chiesa anche residenti formalmente di Verona, perché con l’abitazione pochi metri oltre il confine azzanese, pur essendo azzanesi a tutti gli effetti. In poche parole, chi è nato qui, ma ora risiede appena dopo il limite territoriale, non può essere sepolto nel suo paese natale. «Questa è un’aggressione alle molte famiglie che hanno contribuito alla nascita e alla crescita di questo Comune», attacca Sergio Falzi che con Alessandro Testini forma il gruppo Castel d’Azzano Domani, supportati in questa iniziativa dal gruppo consiliare di Pino Caldana, Miriam Braggio e Veronica Morandini. La minoranza ricorda appunto che nel Comune tutte e quattro le parrocchie, e in modo particolare quelle di San Martino e Rizza, hanno fedeli che appartengono al territorio di Villafranca, Vigasio e Verona. «Con un semplice giro all’interno del cimitero», continuano i consiglieri Falzi e Caldana, «si vedono tombe di famiglia e loculi che testimoniano in modo fisico ed evidente la promiscuità del territorio. Lo sviluppo economico ha portato a una crescita edilizia e residenziale che il nostro piccolo Comune non poteva contenere, sicché molti genitori hanno costruito abitazioni per i figli nelle immediate vicinanze, fuori però dal territorio comunale; ora, nel dopo morte, il Comune ingiustamente separa le famiglie». «Tale delibera inoltre», continua Falzi, «viola lo spirito e i principi dello statuto comunale, che all’articolo 1 precisa che la comunità locale, autonoma nell’ambito dell’ordinamento della Repubblica e secondo lo Statuto, è costituita dalle popolazioni che vivono e operano nei luoghi storicamente e geograficamente denominati Azzano, Beccacivetta, San Martino e Rizza ed è rappresentata dal Comune di Castel d'Azzano quale ente che ne cura gli interessi e ne promuove lo sviluppo». «Le quattro parrocchie», aggiunge, invece, Testini, «anche se oggi hanno cittadini che appartengono a più comuni, originariamente avevano scelto come unico cimitero il nostro; ora questi cittadini si sentono violentati nel più sacro dei sentimenti, non poter rimanere accanto agli affetti avuti in vita. L’amministrazione, pertanto, rimedi a questo ingiusto pasticcio e ridia a tutti i cittadini, anche a quelli che hanno familiari residenti nelle parrocchie di Rizza Beccacivetta e Forette San Martino, ma fuori dal Comune, la possibilità di seppellire i propri cari nel cimitero comunale». In caso contrario, la minoranza ipotizza di presentare un ricorso contro la delibera. Interpellato in merito il sindaco Antonello Panuccio risponde che la delibera è legittima: «La legge regionale ci impone di seppellire i residenti e, i non residenti, solo se deceduti nel territorio comunale. La delibera poi è temporanea in attesa dei lavori di sistemazione e riesumazione che sono già in programma. Infine», conclude, «sono tenuti presenti i legami di parentela. Non possiamo però accogliere residenti a Verona solo perché le nostre tariffe sono un quinto di quelle della città». •

Giorgio Guzzetti
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