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13.08.2019

Sos per Verdeblu: «Serve l’aiuto di tutti»

Antonello Panuccio al centro VerdebluVolontari di Verdeblu al lavoro sotto gli occhi attenti del sindaco Panuccio
Antonello Panuccio al centro VerdebluVolontari di Verdeblu al lavoro sotto gli occhi attenti del sindaco Panuccio

Castel d’Azzano ha un primato: è il comune che ospita l’unico Centro di recupero di fauna selvatica rimasto su tutto territorio veronese, Verdeblu. Gli altri due, la Lipu e La Fenice, i cosiddetti Cras, hanno alzato bandiera bianca: non hanno più i mezzi economici per recuperare fauna e non riescono più a sostenere i costi. I Cras, autorizzati dalla Provincia, vivono infatti solo di donazioni e volontariato e non usufruiscono di contributi pubblici. E non riescono più a fare fronte alle tante spese per il soccorso, la cura e la riabilitazione degli animali recuperati. Ma anche Verdeblu, che dopo 20 anni resiste nonostante le tante difficoltà, vede nubi nere all’orizzonte. La convenzione della onlus, che ha sede all’oasi Le Risorgive, è in scadenza e i segnali che arrivano dall’amministrazione non sono incoraggianti. Vero che è stata prorogata fino a novembre ma è altrettanto vero che il Comune dopo aver indetto un bando per affidare l’area ad altri soggetti interessati a sfruttare la zona, e dove ha partecipato solo Verdeblu, è orientato a farne un altro, come conferma il sindaco Antonello Panuccio. C’è la volontà politica di sfrattare la onlus? «Intanto non vogliamo sfrattare nessuno. Semmai è il contrario: la convenzione era scaduta e l’abbiamo prorogata fino a novembre. Abbiamo fatto un bando ma è andato deserto e quindi abbiamo prorogato ancora con Verdeblu». Al primo bando però Verdeblu aveva partecipato, perché farne un altro? «L’amministrazione vuole comunque vedere se c’è qualche soggetto in grado di sfruttare il servizio in maniera più vantaggiosa per il comune. Sì, aveva partecipato Verdeblu ma era stato l’unico soggetto a farlo e non c’è stata competizione. Adesso vediamo se farne un altro, semmai lo faremo più avanti. Lo deciderà il consiglio comunale, probabilmente sì». Non siete contenti di Verdeblu? «Sì siamo molto contenti, ma come pubblica amministrazione quando diamo in gestione un bene dobbiamo fare prevalere il principio che mette in competizione più candidati». La destinazione d’uso rimarrebbe comunque quella naturalistica? «Certo, senza ombra di dubbio. E per questo in questi anni abbiamo affidato gratuitamente un’area così importante a Verdeblu, perché il comune vuole fare la propria parte per la tutela degli animali selvatici. Crediamo in questo valore. Ma non solo, ci interessa molto l’aspetto educativo realizzato da Verdeblu, crediamo nella fattoria didattica che a noi interessa tantissimo. Abbiamo bambini che per esempio non hanno mai nemmeno visto una gallina, una capretta». Ha funzionato bene la fattoria didattica? «Ha funzionato bene finché c’erano i contributi degli enti sovracomunali. Dopodiché, senza fondi, Verdeblu ha dovuto un po’ arrangiarsi come ha potuto. Servono contributi importanti dalla Provincia e dalla Regione per fare funzionare questi servizi». Castel d’Azzano ha l’unico Cras attivo nel Veronese, chiuderlo sarebbe davvero un delitto. «L’amministrazione vuole che all’oasi ci sia un centro per la tutela degli animali. Però bisogna capire se esiste qualcuno che possa fare lo stesso servizio magari offrendo qualcosa di più». Ma è una guerra tra poveri alla fine, non hanno fondi queste associazioni. «Vero, fare più di così è difficile, Verdeblu è stata brava a resistere per venti anni. Il comune di Castel d’Azzano però è l’unico della provincia che ha affidato un’area così importante a questo scopo e chiediamo l’aiuto delle altre istituzioni pubbliche per portare avanti questa attività meritoria ed educativa su cui il nostro comune ha investito moltissimo». •

Marzio Perbellini
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