Casa di riposo, 150 tamponi negativi

L’edificio della casa di riposo Morelli Bugna a VillafrancaLa vetrata sul balcone dalla quale i parenti salutano gli ospiti FOTO PECORA
L’edificio della casa di riposo Morelli Bugna a VillafrancaLa vetrata sul balcone dalla quale i parenti salutano gli ospiti FOTO PECORA

Serve dirlo sottovoce, piano piano, perché l’evoluzione dell’emergenza sanitaria covid è imprevedibile. Ma alla casa di riposo di Villafranca Morelli Bugna la sfida è la stessa di sei mesi fa: proteggere gli ospiti scrivendo nella casella dei contagiati, ancora una volta, zero. Ora, però, c’è un problema in più: la mancanza di infermieri. La casa di riposo di via Rinaldo dev’essere un fortino impenetrabile, così com’era stata la primavera scorsa. Impedire in tutti i modi possibili al virus di entrare è la sfida che si ripropone. L’ultimo giro di tamponi effettuato ai 150 anziani presenti in struttura va in questa direzione: sono tutti negativi. Così, infatti, era stato anche durante tutta la cosiddetta prima ondata. Fortuna? Viene chiesto a Manuela Tomasi, la presidentessa dell’Ipab. E la risposta è: solo un po’, perché in mezzo c’è l’attenzione ai protocolli e la prevenzione. Anche le visite con i parenti sono state stravolte. Se a marzo, aprile e maggio per la maggior parte del tempo ogni contatto con il mondo esterno (infermieri, medici e operatori esclusi) era stato completamente vietato, oggi la formula trovata alla Morelli Bugna consente di vedere gli ospiti e non solamente da uno schermo. Gli anziani non escono mai dell’edificio, ma si possono fermare dietro una porta di vetro sul retro. Lì, i parenti, possono vedere i loro cari e grazie ad un ad un altoparlante si può dialogare superando pure quell’ostacolo. Il contatto visivo, e poter sentire la voce, spiega Tomasi, è un aspetto fondamentale che, sempre a causa dell’emergenza, mesi fa era mancato. Nella fase intermedia, invece, durante l’estate, gli incontri avvenivano in una grande sala dove rigidamente venivano mantenute le distanze, il plexiglass creava una barriera e le mascherine facevano il resto. Adesso, però, anche quella modalità è troppo rischiosa e quindi l’alternativa è la porta di vetro che si affaccia sul giardino. «Per chi non riesce ad alzarsi dal letto», spiega la presidentessa, «è il medico che valuta caso per caso e stabilisce se il parente può entrare o meno». L’esperienza ha insegnato anche qui quali comportamenti prendere per evitare il peggio. I tamponi, quindi, diventano in questa fase ancora una volta arma fondamentale. Il personale viene sottoposto al test rapido ogni venti giorni mentre gli anziani una volta al mese. Il numero di tamponi, poi, è di gran lunga maggiore ora rispetto a quello della scorsa primavera. «Abbiamo anche fatto la richiesta per i dispositivi di protezione individuale per tutto il personale per essere coperti da qui fino a marzo», continua Tomasi. E poi sulla questione visite commenta: «Bloccare completamente gli ingressi e i colloqui è stata una sofferenza troppo grande che neanche le videochiamate riuscivano a colmare. La soluzione che abbiamo trovato serve a sopperire proprio a questo». Tenere il virus fuori dalla struttura, però, è una missione complicata. Basta tener presente che oltre ai 150 ospiti (l’età media è di poco superiore agli 86 anni), il personale tocca quota 130, contando tutte le figure che servono per far funzionare una struttura delicata come la Morelli Bugna. Ed è proprio sulla questione personale, e più in particolare sul numero degli infermieri, che Tomasi lancia il suo grido d’allarme. «Servono almeno sei figure da sostituire, per poter essere in grado di fare le turnazioni senza andare in sofferenza», dice la presidente. «Ogni giorno bisogna trovare dalle quattro alle sei persone che possano prendere il posto di chi o è in autoisolamento, chi ha problemi di salute, ma non legati al covid oppure non può venire al lavoro per questioni di carattere personale. Ma non riusciamo a trovarli», aggiunge. Dalla Morelli Bugna era già stato attivato un programma, tramite concorso telematico, per reclutare nuovi infermieri da inserire in struttura. «È tutto bloccato ora. Se manca personale infermieristico dobbiamo chiudere i reparti. E i nostri ospiti, magari quelli che hanno più problematiche, dove vanno?», si chiede. •

Nicolò Vincenzi