confronto tra i sindaci

Caro energia, Comuni stritolati: a rischio i bilanci

Il 2023 si preannuncia drammatico. Mazzi: «Senza aiuti o non deliberiamo il previsionale, o azzeriamo voci come cultura, sport, iniziative». L’alternativa è alzare le tasse e rinunciare alle opere
Per molti Comuni non basta abbassare le luci o spegnerle per combattere il rincaro delle bollette
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Per molti Comuni non basta abbassare le luci o spegnerle per combattere il rincaro delle bollette
Per molti Comuni non basta abbassare le luci o spegnerle per combattere il rincaro delle bollette

Proroga dei crediti di imposta, benzina, bollette a rate per le imprese, innalzamento del tetto al contante, sblocco delle trivelle e revisione del Superbonus. Nel decreto Aiuti Quater, primo del Governo Meloni, si muovono nove miliardi di euro verso imprese e privati, ma nulla verso i Comuni. Per loro l’ultima speranza è riposta nella Finanziaria, perché la preoccupazione ora è quella di far pareggiare il bilancio 2022 e soprattutto redigere il previsionale 2023 entro fine dicembre, operazione che non tutti riusciranno a fare nei termini: un po’ perché si attendeva di capire se sarebbero arrivati aiuti dal Governo per inserirli nelle entrate. Un po’ per l’incognita sull’ammontare della bolletta energetica.

Bilanci, rischio di azzerare voci importanti, dal sociale allo sport

«O non deliberiamo il previsionale, in attesa che arrivi qualcosa dal Governo o scriviamo il bilancio 2023 spiegando alla comunità che non daremo loro nulla, azzerando voci come cultura, sport, iniziative, biblioteche, sociale», spiega il sindaco di Sona, Gianluigi Mazzi, presidente della Conferenza dei sindaci dell’Ulss 9. «Il Comune è un’azienda e l’obiettivo è il pareggio di bilancio. Se non arrivano aiuti siamo costretti o ad aumentare Imu e Irpef o a tagliare tutto il resto. In un momento in cui occorrerebbe aiutare le famiglie. Esclusi da questo decreto, ci aspettiamo almeno un’azione ad hoc in Finanziaria».

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Cercasi un miliardo disperatamente

Mazzi non è il solo a guardare alla Legge di bilancio e c’è fiducia anche per la riunione dell’Anci che si terrà a Bergamo: «Il dialogo con il Governo è iniziato e ci aspettiamo risposte in quella sede e aiuti dallo Stato», aggiunge Giovanni Dal Cero, sindaco di Castelnuovo del Garda e nel direttivo di Anci Veneto. «Serve una Finanziaria e veloce», interviene il sindaco di San Bonifacio, Giampaolo Provoli. «In Veneto occorre un miliardo di euro per tamponare le bollette energetiche aumentate del 300 per cento. È impensabile si possa coprire questo balzo enorme con la spesa corrente e la stagione invernale in arrivo. Nessun Comune può chiudere il previsionale entro l’anno se non c’è chiarezza sui costi energetici».

Si teme il default

Sono due gli scogli maggiori, tra loro correlati: la bolletta energetica e il bilancio di previsione 2023. Ora si paga attingendo da avanzi di bilancio o facendo economie. Ma se un Comune non dispone di un avanzo rischia di dover alzare le tasse. E quello che ha già le aliquote al massimo, sarà costretto a tagliare servizi. Nel Vicentino si teme il default di alcuni Comuni. «Ci troviamo con valori aggiuntivi e ci sono enti che hanno Irpef e Imu ai valori massimi, perciò chi non riesce a far quadrare i conti può rischiare il default», lo dice anche Mazzi. «I problemi sono soprattutto per il bilancio previsionale 2023. Nel 2022 ci siamo arrabattati, nel 2023 non riusciamo, con l’incremento della spesa corrente, a fare previsioni. Ora lavoriamo con continue variazioni di bilancio e avanzi. E il grande problema è l’energia».

Caro bollette insostenibile

Fa un esempio: tra gennaio e settembre 2022 ha avuto un aumento di bolletta di luce e gas di 560.000 euro rispetto all’anno prima. A Villafranca la bolletta energetica costerà 1,2 milioni di euro da ottobre a dicembre, cifra pari a quella che in genere l’ente spende in un anno per riscaldare e illuminare edifici pubblici, scuole e strade. Il 300 per cento in più. A San Bonifacio la spesa per la luce di 600.000 euro è passata a quasi due milioni di euro con una prospettiva di 2,2 nel 2023. Castelnuovo ha ricevuto un conguaglio per l’illuminazione di una via passato da mille euro a settemila. «Abbiamo sempre meno entrate correnti e ci preoccupa l’aumento delle bollette senza opportuni conguagli dallo Stato», spiega Dal Cero. «Sarà difficile redigere il previsionale: le alternative sono l’aumento delle tasse o i tagli dei servizi».

Tagli e misure

Allora che si fa? «Noi abbiamo estinto due mutui con 276.000 euro, conclude Dal Cero, «per liberare 150.000 euro l’anno prossimo e pagare le bollette. E si rinuncia a qualche opera». Quest’ultima è la prima misura adottata a Villafranca che ha tagliato lavori per 1,3 milioni di euro. Castel d’Azzano lo ha fatto per 250.000 euro.

Ma dove non basta, si attinge agli avanzi di bilancio. «Li usiamo per pagare le bollette. Volevamo gli aiuti proprio per mantenerlo e anche perché non sappiamo cosa ci aspetta per il 2023. Ci sono stipendi, utenze, temi sociali che vanno salvaguardati», conclude Mazzi. Gli fa eco Provoli: «Non si risolve spegnendo le luci né tagliando servizi di sostegno ai sempre più numerosi cittadini italiani che ci chiedono aiuto. Occorre attingere all’avanzo che avevamo riservato per fare lavori pubblici che ora dobbiamo bloccare». «Non rischiamo il default, ma abbiamo dovuto destinare spesa corrente per le utenze, oltre a trasferimenti, economie e quota di avanzo, tagliando opere che avremmo voluto fare per completare il nostro programma e che i cittadini si aspettano», dice Roberto Dall’Oca, sindaco di Villafranca, centro più grande dopo Verona, quindi con un bilancio solido come sottolinea l’assessore Riccardo Maraia: «Stiamo in piedi con le nostre risorse e i costi dell’energia si abbasseranno».

Ha un avanzo da oneri il Comune di Belfiore che ha utilizzato per il 2022: «Faremo lo stesso per il 2023, se ce lo consentono, altrimenti serviranno aiuti», dice il primo cittadino, Alessio Albertini. Ricorrerà all’avanzo di bilancio anche Legnago: «Ci viene consentito di dosarlo», spiega Graziano Lorenzetti. «Il previsionale lo porteremo a gennaio perché speriamo sempre in un’azione del Governo dell’ultimo momento. Tuttavia non abbiamo sbilanci e avremo anche le luminarie a Natale». Già le luminarie. È proprio la voce principale delle economie di spesa adottate dai Comuni, insieme alle proposte di abbassare le temperature a scuola e nelle palestre. Perché, come sostengono molti sindaci, non si possono spegnere i lampioni, per questioni di sicurezza.

Altra arma è l'efficientamento

C’è poi chi risponde con l’efficientamento energetico. Castel d’Azzano ha sostituito gli infissi in alcuni edifici pubblici. Mentre Bosco Chiesanuova, che ha goduto del prezzo fisso in bolletta concordato con il gestore per il 2022 prima del tracollo, ha investito nell’illuminazione pubblica: «Metteremo a terra 700.000 euro per sostituire tutte le lampade a led dei lampioni», spiega il sindaco Claudio Melotti. «Nel 2023 abbatteremo già le spese di illuminazione del 30 per cento. Inoltre spegniamo un lampione ogni tot, un terzo dei 1.200 che abbiamo. Nel 2024 avremo il led su tutto il territorio. Sul fabbricato delle piscine e delle scuole, invece, abbiamo installato un fotovoltaico per 90 Kw e recupereremo anche lì». Ma il Comune ha dovuto adottare anche una misura più drastica. La struttura più energivora, ovvero il palaghiaccio, sarà aperto due mesi anziché tre, a dicembre e a gennaio.

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Maria Vittoria Adami