Bomba d’acqua, ora serve il piano per la sicurezza

Danni in biblioteca causa allagamento   FOTO PECORACinzia CicconeGianmarco Bissoli
Danni in biblioteca causa allagamento FOTO PECORACinzia CicconeGianmarco Bissoli

A Villafranca dopo l’ennesima bomba d’acqua di questa estate è arrivato il momento della conta dei danni. E della protesta. La pioggia scesa martedì pomeriggio alle 16, e che ha sommerso la città, è solo l’ultima di una lunga serie. La biblioteca Mario Franzosi, una delle strutture più colpite da quest’ultima ondata di maltempo, ieri mattina è rimasta chiusa. L’acqua entrata aveva invaso l’intero pian terreno e inondato lo scantinato. È servito un lungo lavoro con pompe e cisterne per liberare tutto quanto l’archivio. Le operazioni sono iniziate la sera stessa della bomba d’acqua, con l’intervento della protezione civile Alto Mincio, e sono quindi continuate con l’arrivo di una ditta privata fino a metà pomeriggio di ieri. Nei circa duecento metri quadrati sotterranei, erano una ventina i metri cubi d’acqua che hanno invaso ogni spazio disponibile raggiungendo anche i 35 centimetri. Ma anche al pian terreno ci sono stati danni. Un centinaio di libri, nella sala dedicata ai bambini che è la più vicina all’ingresso, sono da buttare. Parte del parquet all’entrata si è alzato e andrà quindi sostituito. Niente di nuovo alla Franzosi perché qui, sistematicamente, con le abbondanti piogge si verificano sempre gli stessi allagamenti. Ma è tutta la città ad essere andata sotto. Anche i titolari del ristorante Don Giulio, poco distante dalla Franzosi, hanno dovuto lottare contro l’acqua entrata nella cantina e asciugare quella che ha invaso la sala prima che arrivassero i clienti. «Succede ogni volta che piove così forte», spiega Gianmarco Bissoli del Don Giulio. «Questa volta abbiamo iniziato a portar fuori l’acqua dagli scantinati alle cinque di pomeriggio e abbiamo finito alle quattro di mattina. Nel frattempo avevamo anche il ristorante aperto da gestire», aggiunge. La pioggia è entrata in sala rovinando anche i battiscopa, ma la situazione peggiore si è presentata nei garage perché le grondaie degli edifici vicini scaricano l’acqua proprio nello scivolo comune. A questo poi si aggiunge tutta l’acqua che arriva da Corso Vittorio Emanuele II creando un imbuto proprio negli scantinati a metà fra il corso e Villafranchetta. «Siamo stati costretti a comprare delle pompe di tasca nostra», conclude Bissoli. E lo stesso è accaduto anche all’inizio di via Nino Bixio. Davvero pesante la situazione in via Angelo Messedaglia nei pressi della rotonda del Terzo Stormo. Qui lavoratori e residenti non ne possono più. Si tratta un’area più bassa rispetto a tutto il resto della via, prima della salita che porta al passaggio a livello di via Sant’Eurosia. «Siamo stati avvisati dai vicini e siamo corsi a mettere le paratie davanti agli ingressi», spiega Cinzia Ciccone, titolare della pizzeria all’angolo di via Messedaglia proprio nel punto in cui l’acqua ha raggiunto i livelli più alti. «È una vergogna, ci siamo salvati per miracolo. La scorsa volta, a luglio, l’acqua aveva invaso completamente la pizzeria. A cosa sono serviti i lavori fatti tempo fa proprio qui?», domanda Ciccone. Le onde provocate dal passaggio di auto e camion, infatti, erano talmente alte che superavano le paratie di alcuni negozi. «Sono scesi 100 millimetri di acqua in un’ora», spiega il sindaco Roberto Dall’Oca, «quando solitamente ne scendono dai 15 ai 30. Si è trattato di un evento di portata esagerata, ma abbiamo approvato dei progetti per la messa in sicurezza sia della biblioteca che per Villafranchetta». • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Nicolò Vincenzi