Il presidente a Sommacampagna

Draghi in una scuola veronese: «Guardate al futuro come una opportunità e non un rischio»

Alla scuola Dante Alighieri di Sommacampagna è stato accolto con una canzone rap con le parole della Costituzione
Il discorso di Draghi alla scuola di Sommacampagna
Il discorso di Draghi alla scuola di Sommacampagna
Diretta Draghi dalla scuola Dante Alighieri

Spacca il minuto. Il presidente del Consiglio Mario Draghi arriva alla scuola Dante Alighieri di Sommacampagna puntualissimo. Alle 9.30 in punto è sceso dall'auto ed è corso a stringere la mano alle autorità che lo attendevano, dal presidente della Regione Luca Zaia al presidente della Provincia Manuel Scalzotto. Con loro il prefetto Donato Cafagna, il sindaco Fabrizio Bertolaso e poi i deputati Alessia Rotta e Vincenzo D'Arienzo insieme ai consiglieri regionali Bigon, Piccinini, Rigo.

 

L'arrivo del presidente Draghi (Marchiori,Adami)

 

Gli studenti hanno accolto il presidente con una canzone rap con le parole della Costituzione, una canzone che ha entusiasmato il presidente che si è sorpreso a battere le mani a tempo.

 

Gli studenti rappano la Costituzione (Marchiori)

 

IL DISCORSO DI DRAGHI:

Mi hanno veramente commosso le parole di chi ha parlato prima. Credo non ci sia molto che vi possa dire. Una cosa però mi è venuta in mente quando mi è stato presentato quel bellissimo dono, quella bellissima rosa per mia moglie. Una delle domande previste in questa conversazione in classe era “Presidente quale è il suo idolo?”. Più che pensare a idoli, spesso viene in mente: devo qualcosa a qualcuno nella mia vita per quel che sono diventato, per quello che ero, per tutto. 

LA FAMIGLIA. E mi vengono in mente tre gruppi di persone: innanzitutto devo moltissimo ai miei genitori, non tanto devo dire dal punto di vista materiale, ma dal punto di vista spirituale, psicologico, formativo, l’amore per il lavoro. Il fatto che bisogna lavorare, è importantissimo, è parte della nostra esistenza. Il rispetto delle regole, ma anche una consapevolezza, sapere chi sei, che cosa ci stai a fare qui, cos’è che combini. Te lo devi chiedere tutti i giorni, cos’è che ho fatto oggi. Ecco, questa è una delle cose che vengono da parte della mia famiglia di origine.

GLI INSEGNANTI. Poi ho avuto degli insegnanti straordinari, a scuola, all’università, e anche dopo negli studi successivi che ho fatto in America e anche in Italia. Quanti insegnanti bravi ci siano la gente non lo capisce, lo ignora. Ma sono tanti e bravissimi, e in un certo senso voi li avete davanti. Come ha detto il presidente Zaia prima, sono veramente quelle persone che non solo si sacrificano, perché il sacrificio ha l’idea di una persona che è triste e che deve fare qualcosa perché lo deve fare, ma si divertono a stare con voi. E sono coloro che vi danno i primi messaggi della vita. Sono coloro che vi dicono: “ma tu che hai fatto?“. Sono coloro che vi aiutano a trovare la consapevolezza di voi stessi. Gran parte di loro lo fanno col sorriso.

LA MOGLIE. Per tornare alla rosa, la terza persona più importante a cui effettivamente devo gran parte di quel che ho fatto negli ultimi 40-50 anni è mia moglie. Ogni tanto mi viene in mente la quantità di fesserie che avrei fatto se non ci fosse stata lei. E anche alla capacità di capire il momento psicologico - ne ho attraversati tanti nella mia vita. E poi la famiglia che si è creata, i figli, i nipoti della vostra età. E' tutta una storia bella che si centra su di lei, un applauso per lei.

LA CANZONE. La canzone è stata bellissima, veramente bella. La pace, la libertà, la democrazia, la pari dignità: come diceva il presidente Zaia prima, questo è uno Stato dove si curano tutti, non ci sono differenze. Naturalmente noi facciamo di tutto perché questi valori siano verificati nella realtà, perché spesso uno dice delle parole che poi non hanno riscontro nei fatti. Ecco, quello è uno dei doveri che abbiamo tutti noi: cercare di far sì che alle parole corrispondano i fatti. Che alle parole della Costituzione, che sono bellissime, le parole della vostra canzone, corrispondano i fatti. È una cosa complessivamente semplice a capirsi, non è molto difficile, però richiede una partecipazione, una voglia di cambiare le cose. Perché le cose da sole non vanno verso quei valori, vanno diversamente: vanno male. È questo il fatto, quindi voglia di cambiare le cose, di cercare di puntare sempre a questi valori. Questo è un po’ quello che veramente dà senso a quello che noi siamo.

LA GUERRA. La guerra: naturalmente chi attacca ha sempre torto. Chi attacca usando la violenza ha sempre torto. Quindi c’è una differenza tra chi è attaccato e chi attacca: questo bisogna tenerlo in mente. È come se vedessimo uno grosso grosso dare schiaffi a uno piccolo piccolo. Secondo me le donne questo non lo fanno. E noi che facciamo, l’istinto qual è? E’ quello di andare lì, dire di smetterla, aiutarlo, aiutare il piccolino. Quello che è successo in Ucraina è che il piccolino è diventato sempre più grande e ora si ripara bene dagli schiaffi. E’ diventato sempre più grande per due motivi: prima di tutto perché è stato aiutato da tutti gli amici, in tantissimi modi. E poi perché combatte, si difende per un motivo, la libertà. 

Noi italiani viviamo questa guerra, per fortuna, di riflesso, da lontano. Ci chiediamo e mi chiedo cos’è che si può fare oltre ad aiutare quello che era un piccolino e ora è grosso. Per aiutare l’amico, l’amica. Quello che si può e si deve fare è cercare la pace, cercare di fare in modo che i due smettano di sparare e comincino a parlare. Questo è quello che noi, italiani, io, dobbiamo cercare di fare. L’ultima volta che ho parlato con il presidente Putin ho cominciato la telefonata dicendo: “La chiamo perché voglio parlare di pace“. E mi ha detto: “Non è il momento”. “La chiamo perché vorrei che ci fosse un cessate il fuoco”. E lui: “non è il momento”. ”La chiamo perché forse molti di questi problemi li potete risolvere solo voi due: lei presidente Putin e lei presidente Zelensky. Perché non vi parlate?”. “Non è il momento”.

Invece ho avuto più fortuna l’altra settimana quando sono andato a Washington. Parlando con il presidente Biden, gli ho detto che forse è solo da lui che Putin vuole sentire una parola. E quindi gli ho detto di telefonare a Putin. Devo dire che il suggerimento ha avuto più fortuna, perché il giorno dopo, non lui, ma i ministri della Difesa russo e americano si sono sentiti.

I PROFUGHI. Noi viviamo questa guerra anche in un altro modo. Ci sono tanti rifugiati ucraini. In Italia avevamo già una comunità ucraina molto grande in Italia, la più grande in Europa di circa 230 mila persone. Ora sono arrivati con la guerra quasi 120.000 rifugiati, gran parte di loro sono donne e bambini, e ci sono molti bambini minori non accompagnati, cioè soli.

Di fronte a questa ondata di persone che scappano dalle bombe con le loro case distrutte, l’Italia e le famiglie italiane sono state straordinarie. Hanno aperto le porte delle loro case, i rifugiati sono accolti e - altra cosa straordinaria - i bambini e i ragazzi sono tutti a scuola. Le scuole italiane, questo va detto è un capolavoro di amore e di efficienza, sono state straordinarie. Sono stati incanalati nei percorsi scolastici e persino ai bambini che vanno all’asilo è stata data l’assistenza sanitaria immediatamente, assistenza finanziaria, un po’ di soldi. Questo Paese è stato straordinario per l’amore che ha mostrato. Questo è il modo in cui noi italiani partecipiamo a questa guerra: da lontano, aiutando gli amici, ma aiutando anche i piccoli amici che arrivano. Questo è stato un esempio di cui noi dobbiamo essere orgogliosi. Tra l’altro, la parola ‘amore’ figura molto chiaramente nella canzone che ho appena sentito.

I CITTADINI RUSSI NON SONO NEMICI. In una delle lettere che ho ricevuto, c’è una frase molto giusta che dice: “Non dobbiamo vederli, i russi, solo come cittadini russi, ma anche come cittadini del mondo”. La leggo in questo modo: i cittadini russi non sono colpevoli per quel che fa il loro governo. I cittadini russi quindi dobbiamo e dovremo, quando la guerra sarà finita e le condizioni, le circostanze ce lo permettano, considerarli non come nemici. Perché non sono loro i nemici: questo è importante ricordarselo. Significa cercare la pace. 

LA PANDEMIA. Si diceva prima che questa guerra non ci voleva proprio e soprattutto perché viene dopo la pandemia. Capisco che voi abbiate sofferto tantissimo con la mascherina in classe. Soffro regolarmente quando me la metto. 

IL FUTURO. A proposito, il presidente Zaia ha detto qualcosa sui pessimisti: il pessimista non serve a niente. Perché il pessimista, o la pessimista, sta lì seduto a dire che le cose non vanno bene e non fa niente però. Sta lì a criticare, si dispiace, è arrabbiato e triste. Una cosa la fa: spesso ti fa capire delle cose di cui tu magari non ti accorgi. Però, a parte questo, è uno stato d’animo che non produce. Quindi bisogna essere ottimisti, bisogna guardare al futuro come una opportunità, non come un rischio. Non vi dovete preoccupare, e guardare con ansia al futuro: guardate con ottimismo il futuro. Il futuro è lì perché voi ve ne impadroniate, perché voi diventiate protagonisti del futuro. Bisogna guardare al futuro come a una partita: la volete vincere? Senno perché giocare se già la volete perdere. Questo è il futuro: bisogna vincere ed essere contenti soprattutto di starci nel futuro. E niente ansia, mi raccomando. 
Quindi, a proposito della pandemia, avete fatto cose straordinarie, siete stati bravissimi. Avete rispettato le regole e - grazie anche al vostro rispetto delle regole ma anche soprattutto ai vaccini - spero proprio che con l’anno prossimo non ci sia più bisogno di mascherine. Spero proprio che la pandemia non ritorni. 

DIVERTITEVI! So quanto avete sofferto perché la cosa più importante alla vostra età, ma anche dopo, è stare insieme. Parlavo prima della consapevolezza. I vostri insegnanti vi aiutano ad acquistare consapevolezza, i vostri genitori vi aiutano, ma sono anche i vostri amici che vi aiutano. Lo stare insieme vi aiuta a capire chi siete. Ricordatevi sempre con amore, con bontà, con allegria. Vi dovete divertire!

 

Sommacampagna, attesa per Draghi (Salgaro, Marchiori, Adami))

 

LA DIRIGENTE SCOLASTICA . «Questo momento resterà nella storia della nostra scuola ma anche nei cuori, perché abbiamo bisogno di ricostruire la fiducia nei riguardi delle istituzioni, e la fiducia si conquista partendo dagli incontri e dai piccoli». Lo ha affermato la dirigente dell’istituto comprensivo di Sommacampagna ( Verona), Emanuela Antolini, rivolgendosi al premier Mario Draghi durante l’incontro conclusivo della sua visita alla scuola. «Hanno bisogno - ha aggiunto - di punti di riferimento in famiglia, a scuola, di essere competenti e preparati ma anche fiducia nel territorio, in chi amministra la cosa pubblica. In due anni e mezzo abbiamo vissuto momenti di paura, di ansia, di pericolo, e mentre pensavamo di stare meglio affrontiamo una brutta guerra nel territorio europeo. I bambini hanno bisogno di uno sguardo positivo nel futuro, e questo comincia dalla sua presenza qui - ha concluso Antolini - dalle sue risposte, una semina importante per la nostra nazione».

 

Draghi all'Ossario di Custoza

 

Al termine dell'incontro con i ragazzi, il presidente si è recato in visita all'ossario di Custoza deponendo una corona d’alloro al Mausoleo, che ricorda le vittime della prima e della terza guerra di indipendenza Italiana (1848 e 1866) . L’Ossario custodisce le spoglie dei soldati che facevano parte delle truppe del regno d’Italia e quelle dell’Impero Austriaco, quest’ultimo composto anche da soldati veneti, morti nelle due battaglie di Custoza. Il premier Draghi era accompagnato dal presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, e dalle autorità locali. In occasione del 150° anniversario dell’Unità d’Italia, il monumento aveva subito un importante intervento di restauro, finanziato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri.

 

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Primo effetto Draghi. L’orario scolastico ieri mattina è andato in fibrillazione, come ragazzini e insegnanti, alla scuola media Dante Alighieri di Sommacampagna. Quando è serpeggiata la notizia che oggi verrà in visita il Presidente del Consiglio Mario Draghi, è stato un vortice di emozioni e di cose da fare: i ragazzi stessi si sono messi al lavoro «per far trovare al Presidente la nostra scuola tutta abbellita», raccontavano ieri mattina gli alunni che non stavano più nella pelle.

Draghi andrà a trovare gli alunni della seconda D che gli hanno scritto una ventina di lettere alcune settimane fa (una per ciascuno). Il Presidente le ha ricevute, ne ha scelta una e ha deciso di venire a rispondere di persona. «Vuole che questo momento sia dedicato ai ragazzi, alla conversazione con loro. Li ascolterà. Ha espresso questo desiderio», spiega la dirigente scolastica dell’istituto comprensivo Don Milani di Sommacampagna, Emanuela Antolini nell’atrio della scuola dove l’aria è elettrica. Dopo l’incontro con la seconda D, il presidente incontrerà anche gli altri alunni del complesso scolastico che ospita 15 classi delle medie e quattro delle elementari per circa 300 ragazzini di Sommacampagna e Custoza. Gli alunni lo attenderanno in palestra dove suoneranno e canteranno alcune canzoni e leggeranno delle poesie. Poi Draghi proseguirà con altre visite in provincia.

E i ragazzi ieri hanno lavorato tutta mattina, allestendo la scuola con disegni e lavori artistici. Sulla porta della seconda D, che ieri era in visita scolastica a Jesolo, è stato preparato un cartellone «Benvenuto» con le bandiere italiana ed europea. «È accaduto tutto all’improvviso», continua Antolini. «Siamo felicissimi, i ragazzi non se l’aspettavano. E neppure noi. Abbiamo avuto un incontro con l’ufficio cerimoniale. C’è fibrillazione, si sono messi tutti al lavoro».  A metà mattina, è arrivato l’operaio comunale per cambiare le bandiere dell’Italia, del Veneto e dell’Europa sopra l’ingresso, che ora sono nuove fiammanti di colori. Come di colori è vestita la scuola. «Non siamo abituati a eventi come questi. I ragazzi hanno sistemato tutto, hanno abbellito la scuola, messo in mostra i prodotti dei loro laboratori», spiega Monica Cipriani, insegnante referente anche del Consiglio comunale dei ragazzi che stamattina sarà presente. «Siamo stupite dal loro entusiasmo. Venendo da due anni di pandemia, durante i quali sono stati separati, questa è una notizia bellissima».

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E la risposta degli alunni, letteralmente in festa, ha coinvolto anche le insegnanti: «C’è un’atmosfera allegra, di euforia, sembra impossibile che Draghi venga qui a Sommacampagna», aggiunge l’insegnante della primaria, Emanuela Rigatelli. «I ragazzi hanno tirato fuori un’infinità di lavori che danno il senso del clima di armonia e di impegno che si respira a scuola». Anche per chi trascorre le ore con i ragazzi, vederli operosi e “grandi” è stata un’emozione: «Sono entusiasti, contenti, emozionati, agitati. L’adrenalina è a mille. Vedono una persona importante», racconta l’insegnante di lettere Giovanna Sepe. «Soprattutto per le terze, che nell’ora di educazione civica hanno studiato la Costituzione e le cariche istituzionali, vedere una persona il cui ruolo hanno appreso sui libri, è una gioia immensa». Ma è soprattutto una bella notizia dopo anni bui: «Dopo il covid e con una guerra in corso, arrivano una telefonata e una visita così... è straordinario», conclude Sepe. «Non avremmo mai immaginato che da un lavoro dei ragazzi potesse scaturire qualcosa di così inaspettato e gioioso».

Maria Vittoria Adami