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02.04.2020

«Usiamo terapie empiriche»

Monitoraggio dell’ossigenazione e controllo generale dei parametri anche tramite analisi del sangue. Misurazione della temperatura corporea, visita ai polmoni, verifica delle funzionalità intestinali. Andando a casa del paziente, telefonandogli un paio di volte al giorno, inserendo ogni controllo e variazione nel database in modo da avere una fotografia sempre aggiornata. È la prassi, da parte dei medici di famiglia, per monitorare e curare decine di pazienti domiciliari, mettendo a rischio se stessi. Perché sono dentro fino al collo a un’epidemia ad alto contagio. A fine marzo 15 medici veronesi, e otto tra segretarie e infermiere, sono divenuti positivi a loro volta e sono in isolamento o ricoverati in ospedale. «Noi medici di famiglia stiamo affrontando tutto questo al meglio che possiamo, cambiando anche il nostro modo di lavorare», spiega il segretario provinciale della Fimmg, Guglielmo Frapporti. Protocolli e farmaci sono in continuo aggiornamento. Fino al 29 marzo, precisa, «non abbiamo adoperato i farmaci antiretrovirali o biologici, ma è in corso una discussione all’Agenzia italiana del farmaco. Stiamo usando e valutando terapie empiriche, basandoci anche su studi dell’università di Verona, ad esempio con farmaci per i reumatismi»

C.M.
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