Ritrovato il piastrino di Luigi Lo perse nella guerra in Russia

Il sindaco Roberto Grison consegna il piastrino al cugino di Giacopuzzi, Luigi Furlo di Mazzano
Il sindaco Roberto Grison consegna il piastrino al cugino di Giacopuzzi, Luigi Furlo di Mazzano
Il sindaco Roberto Grison consegna il piastrino al cugino di Giacopuzzi, Luigi Furlo di Mazzano
Il sindaco Roberto Grison consegna il piastrino al cugino di Giacopuzzi, Luigi Furlo di Mazzano

L’artigliere Luigi Giacopuzzi, nato a Mazzano nel 1911, lo aveva perso in Russia, durante i terribili combattimenti e spostamenti difensivi tra i ghiacci, durante la seconda guerra mondiale. Là, quel piastrino di riconoscimento, con incisi i dati anagrafici della matricola 31761 45, nata nell’allora Comune di Prun, è rimasto per quasi 80 anni. Fino al 2018, quando è stato ritrovato a Certkovo - villaggio situato nell’Oblast' di Rostov, al confine con l’Ucraina, oggi martoriata dalla guerra. A rinvenire la targhetta di riconoscimento è stata l’associazione «Armir ritorno dall’oblio», impegnata nel recupero dai campi di battaglia russi di cimeli appartenuti a soldati italiani caduti, dispersi o reduci. Il piastrino è rimasto altri cinque anni senza proprietario e senza patria, ma ora la peregrinazione è finalmente finita. Il piastrino tra le nevi russe Il 17 gennaio, a Mazzano, il sindaco di Negrar, Roberto Grison, ha consegnato il piastrino riemerso a Luigi Furlo, 91 anni, primo cugino e ultimo parente vivente di Giacopuzzi. È stato identificato come tale grazie alle ricerche dello storico Sergio Benedetti, di Vaggimal di Sant’Anna d’Alfaedo. L’artigliere sopravvisse infatti alla campagna di Russia e tornò a casa nel 1943, da reduce della ritirata dell’Armir-Armata militare italiana. Morì dopo nemmeno 10 anni, nel 1951, senza essersi mai sposato e senza figli. Con lui si perse per sempre ogni memoria della sua tragica esperienza bellica e anche di quella piastrina metallica perduta. Poi è entrata in campo l’associazione «Armir ritorno dall’oblio» che l’ha ritrovata e poi, con l’aiuto anche di Ezio Vai, amministratore della pagina social «Negrar di Valpolicella News», è riuscita a sbrogliare la matassa della parentele e arrivare alla riconsegna dell’oggetto ai familiari più prossimi del reduce. Così, la piccola piastrina di metallo è tornata a casa dopo quasi un secolo facendo riaffiorare un dramma, quello della ritirata di Russia, che ha fatto piangere moltissime famiglie anche in Valpolicella per la perdita di un figlio, di fratello o un marito. E diventando, mentre imperversa ancora la guerra in Ucraina, un monito contro tutti i conflitti. Il ritorno e la malattia La cerimonia con il sindaco è stata intima e strettamente privata, a casa Furlo, come voluto dalla famiglia. La consegna è avvenuta alla presenza solo del diretto interessato, della moglie Rosetta e delle figlie Tiziana e Gabriella. Luigi Furlo, attento e in ascolto, ha vissuto appieno il significato profondo del momento. In memoria soprattutto del cugino scomparso ormai da molto tempo, che dopo due rinvii era stato arruolato nel 1941 quando aveva già 30 anni. Finì nell’Ottava Armata, quella decimata da freddo e stenti in Russia. Quando rientrò a casa, tra i fortunati superstiti, «era molto debilitato fisicamente e alla fine morì di malaria», ricorda Furlo che allora aveva 19 anni e viveva vicino al cugino o fu lui ad assisterlo. Soddisfatto il gruppo «Armir ritorno dall'oblio», coordinato da Enia Accentura e Roberto Venturini, riuscito a riconsegnare la piastrina. Fino ad oggi ne ha restituito 200 piastrine, grazie a impegno e dedizione. Felice del risultato anche Vai, che ricostruisce alcuni passaggi dell’intricata «investigazione». «A novembre, l’associazione, dopo anni senza risultati, mi ha contattato su Facebook tramite la pagina "Negrar di Valpolicella News" per rintracciare eventuali discendenti o parenti di Luigi Giacopuzzi», racconta Vai. A quel punto, il negrarese ha pubblicato la storia dell’artigliere reduce e della piastrina ritrovata, dando il via alla ricerca di familiari in vita. Il passaparola fu immediato: in due giorni i lettori sono stati quasi 36mila. L’ultimo tassello l’ha posato lo storico Benedetti. E un pezzo di vita, oltre che di storia, è tornato a Negrar. «Grazie a tutti, e onore al gruppo guidato da Accentura per l’attività di memoria», conclude Vai.•.

Camilla Madinelli