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01.07.2020 Tags: Negrar di Valpolicella

Rimosso il parroco, fedeli in rivolta

Gli oltre duecento fedeli radunati nel prato di villa Albertini FOTOSERVIZIO DI LUIGI PECORAMonsignor Roberto Campostrini
Gli oltre duecento fedeli radunati nel prato di villa Albertini FOTOSERVIZIO DI LUIGI PECORAMonsignor Roberto Campostrini

Via dalla parrocchia di Arbizzano perché non collaborativo con l’Unità pastorale di Negrar - Pedemonte che sta muovendo i primi passi nella vicaria della Valpolicella. Ma la comunità non crede a questa accusa e insorge a difesa di padre Angelo De Caro, 73 anni, missionario monfortano alla guida di Arbizzano da quattro anni, dopo esperienze alla periferia di Roma e nei Quartieri Spagnoli di Napoli. «Ha fatto rifiorire la nostra comunità», affermano tanti parrocchiani. Ma nella lettera inviata a De Caro il vescovo di Verona, monsignor Giuseppe Zenti, parla chiaro: «Ti prego di formalizzare la rinuncia all’ufficio di parroco di Arbizzano e Santa Maria in Progno per difficoltà segnalate in merito al cammino di unità pastorale che la nostra diocesi sta vivendo e che sembra non trovare in te la sintonia e la disponibilità alla piena collaborazione». Immediata la reazione del prete monfortano: domenica 21 giugno, dopo aver celebrato le messe, ha lasciato Arbizzano ed è tornato dai familiari in Sicilia. «Era sconvolto per il tono della lettera, aveva bisogno di stare solo e pregare», rivela un parrocchiano. Il prete ha chiesto di non essere coinvolto nella presa di posizione sulla vicenda. «Fate quel che ritenete giusto, ma tenetemi fuori», ha detto a qualche fidato collaboratore. I suoi parrocchiani non hanno perso tempo. In oltre 250, ossia la metà di coloro che frequentano assiduamente la parrocchia, si sono riuniti lunedì sera nel prato di villa Albertini per chiedere chiarimenti al vicario generale della Diocesi, monsignor Roberto Campostrini, e soprattutto per invocare il dialogo e la revisione della decisione. Hanno spiegato, protestato e condiviso la lettera che 12 gruppi parrocchiali hanno inviato a Zenti nella speranza che la richiesta di dimissioni venga ritirata alla luce di nuovi elementi e testimonianze sull’operato del sacerdote. «Padre Angelo è stato fin qui un pastore con “l’odore delle pecore”, per riprendere un’espressione di Papa Francesco: anche se aveva idee sull’Unità pastorale non a tutti gradite, ha sollecitato ognuno di noi a partecipare», spiega Mario. «La vostra lettera non è ancora arrivata al vescovo», replica il vicario generale, «ma non appena l’avrà ricevuta la leggerà e, se vorrà, farà un passo per un ulteriore incontro». Molti fedeli di Arbizzano sono rimasti basiti per le ragioni espresse a giustificazione di una richiesta di dimissioni arrivata come un fulmine a ciel sereno nella comunità e per le modalità con cui è stata comunicata al sacerdote. «Non c’è stato rispetto per una persona anziana e perlopiù malata, a cui mancano solo due anni alla pensione», sottolinea una signora. «Due giorni prima di andarsene mi disse un frase che non capii: Non odio chi mi vuole male». E aggiunge: «Ora capisco». Riprende Mario: «Il nostro parroco è stato sollevato senza coinvolgere né il Consiglio pastorale né altri gruppi, il che ci rammarica non poco». Molte persone lunedì sera hanno espresso rabbia e delusione sia al vicario Campostrini sia a chi gli sedeva accanto: il coparroco di Arbizzano e Santa Maria padre Gottardo Gherardi (anche lui monfortano) e il parroco di Negrar, nonché vicario foraneo della Valpolicella, don Luca Masin. «Voi avete turbato la nostra comunità», afferma Giancarlo. Una signora, sempre dal pubblico: «Come facciamo a fidarci ancora, dopo quest’episodio?». In tanti non credono alla motivazione addotta dal vescovo e ribadita da monsignor Campostrini. «Diteci la verità», chiede un altro parrocchiano. «Spiegateci perché è stato preso un provvedimento così eclatante, i conti non tornano». E ancora: «Avete buttato una bomba, perché?». Per tutta la serata si sono alternati toni collaborativi, proteste, accuse di antipatie personali tra preti. «Dite che non ha contribuito alla buona riuscita dell’Unità pastorale», interviene Paolo, «aveva idee diverse, è vero, ma non l’ha mai boicottata. Se ci sono altre ragioni basta dirle. Altrimenti l’impressione è che ci sia molta invidia nelle vostre parole». Categorico monsignor Campostrini: «È stato detto il possibile sulle ragioni. Accolgo le richieste e le riferirò al vescovo, lui deciderà se e cosa aggiungere». Una signora ha già deciso: «Io cambio parrocchia, voi siete pericolosi!». Diretta la risposta del vicario generale: «Questa vostra visione è pericolosa, fate attenzione a non farvi ingannare dal nemico. Stasera ognuno ha portato il suo punto di vista, ma è con una visione più ampia che le cose si vedono meglio». •

Camilla Madinelli
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