Maltrattamenti in famiglia

Picchia, ferisce e minaccia il marito davanti al figlio: condannata a due anni

L'ingresso del tribunale
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Non sempre ad alzare le mani sono gli uomini. Ci sono casi, rari in verità, in cui ad essere vittima di maltrattamenti dentro le mura domestiche, è l’uomo. È quanto accaduto in una famiglia di Sant’Ambrogio di Valpolicella. Lei, una trentacinquenne brasiliana, accusata di tenere sempre comportamenti aggressivi in casa. Lui incapace di opporsi, per il timore di scatenare reazioni ancora più violente, di vedere la coppia sgretolarsi, di far soffrire il figlio.

Ieri la donna, P.D.S., è stata condannata dal tribunale collegiale, presieduto dal giudice Alessia Silvi, a due anni e due mesi di carcere per maltrattamenti, lesioni e minacce. I fatti sono avvenuti tra l’inizio del 2018 e il 2 ottobre del 2019: la donna, secondo le ricostruzioni degli inquirenti, era solita tenere comportamenti aggressivi, spesso spinta dall’abuso di alcol. Offendeva e minacciava il marito. Quando dava in escandescenza, arrivava a danneggiare i mobili o le porte di casa. E talvolta alzava persino le mani su di lui. Il tutto davanti agli occhi del loro bambino di appena otto anni.

Due, in particolare, gli episodi finiti nel mirino della procura. Il primo è avvenuto a fine agosto del 2019. Quella sera la donna, sempre secondo le accuse, nel corso di uno dei suoi scatti d’ira, avrebbe prima danneggiato i mobili dell’appartamento e poi minacciato di uccidere il figlio, piuttosto che lasciarlo al marito. Poi avrebbe rincorso l’uomo per casa, impugnando un coltello, finché lui non è riuscito a bloccarla e a far cadere l’arma a terra: a quel punto la trentacinquenne, vedendosi braccata, avrebbe morso il braccio al marito, il quale si sarebbe visto costretto a darle un pugno in testa e a rifugiarsi in un’altra camera, chiudendo quindi la porta. Un episodio che è costato alla donna anche l’accusa di minacce e di lesioni per i morsi al braccio.

Qualche mese più tardi, un’altra violenta discussione. Era il 2 ottobre. Sempre secondo la procura, la trentacinquenne, ubriaca, avrebbe graffiato l’uomo al braccio, provocandogli lesioni per sette giorni di prognosi. Disperato il marito, che non avrebbe voluto denunciare la moglie, preoccupato per le sue sorti. Ieri il tribunale ha deciso di condannare la donna a due anni e due mesi di reclusione.

Manuela Trevisani