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09.02.2020

Pfas, promossa
Pescantina: valori
allo zero tecnico

Uno dei pozzi di Pescantina
Uno dei pozzi di Pescantina

Nell’acqua dell’acquedotto di Pescantina gli Pfas da due mesi non ci sono più. Sono sotto i livelli rilevabili. Lo confermano le analisi Arpav (agenzia regionale per l’ambiente) per conto dell’Ulss. I referti di dicembre sono pubblicati sul sito del Comune, per quelli di gennaio garantisce il sindaco Davide Quarella, che parla anche a nome di Acque Veronesi. I prelievi di dicembre sono stati fatti l’11 in tre rubinetti dedicati ai controlli: nel capoluogo, a Settimo e a Ospedaletto: tutte le 18 sostanze appartenenti alla famiglia delle sostanze perfluoro-alchiliche ricercate sono presenti in misura inferiore ai 5 nanogrammi per litro. Al di sotto delle quantità che, pur con i raffinati strumenti di ricerca di Arpav, tecnicamente misurabili.

 

«A breve pubblicheremo anche i dati delle analisi del 7 gennaio, appena ce li girerà Acque Veronesi, ma posso confermare lo zero tecnico dei Pfas», Quarella. «Prima della primavera verrà chiuso il pozzo di Balconi», aggiunge il sindaco, «che comunque attualmente è in funzione solo un’ora al giorno e incide per l’1 per cento sull’approvvigionamento dell’acquedotto». Proprio i dati relativi all’acqua prelevata a Balconi avevano fatto emergere l’esistenza di una contaminazione della falda da Pfas. I quali sono prodotti chimici che, secondo la letteratura medica, possono causare una serie di patologie piuttosto gravi.

 

Secondo le analisi pubblicate dall’Ulss, che risalgono a più di un anno fa, in quell’impianto di prelevamento c’era una presenza di sostanze Pfas non superiore ai limiti vigenti in Veneto, ma rilevante. Presenze di Pfas erano state riscontrate anche in due degli altri tre pozzi che alimentano l’acquedotto pescantinese, come nella rete acquedottistica a Balconi e Settimo. «È evidente che queste situazioni sono dovute alla discarica di Ca’ Filissine», aggiunge Quarella, che anticipa dettagli sulla bonifica attesa da anni e per la quale sono stanziati 65 milioni di euro.

 

«Fra dicembre e gennaio ci sono stati due incontri in Arpav; il tecnico che sta elaborando il progetto definitivo della bonifica, l’ingegnere Emanuele Albrigi, ha presentato i suoi lavori», spiega il sindaco. «Noi e la Regione abbiamo chiesto alcune modifiche ed entro metà febbraio, a giorni, verrà depositato l’elaborato finale». Il sindaco ha anche scritto in questi giorni al ministero per sapere come avverrà l’erogazione del contributo. «Sappiamo che 19,5 milioni sono disponibili immediatamente», aggiunge Quarella.

 

Lo stesso primo cittadino rende noti alcuni nuovi particolari. Già si sapeva che l’intervento comprende 8 anni di lavori e poi 30 di gestione post mortem. Così come che tra gli interventi principali ci sarà l’asportazione del percolato, la realizzazione di una struttura di recupero delle acque piovane lungo il perimetro della discarica e di una nuova copertura, dopo la posa di 800mila metri cubi di materiali inerti e la creazione di una barriera idraulica che fermi la contaminazione della falda. Ora il sindaco specifica che il percolato verrà trattato in centri specializzati in Veneto e che l’acqua captata dalla barriera idraulica sarà oggetto di un trattamento particolare. «È previsto», dice, «un doppio ciclo di trattamento con carboni attivi prima di essere scaricata nel Lena». Il Lena è un torrente che arriva da Fumane e confluisce in Adige. «Le acque captate dovranno rientrare nei limiti della potabilità», aggiunge Quarella. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Luca Fiorin
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