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04.04.2019

Nasce la rete dei sindaci per l’Orlandi

L’Orlandi di BussolengoL’ospedale Magalini di Villafranca
L’Orlandi di BussolengoL’ospedale Magalini di Villafranca

Nasce la rete dei sindaci a difesa dell’ospedale di Bussolengo. È quanto emerge dalla serata «L’ospedale Orlandi di Bussolengo: presente e futuro della sanità pubblica», che ha richiamato nel teatro Bianchi di Pescantina molti amministratori locali, i sindaci di Caprino, Fumane, Cavaion e Sommacampagna. I primi cittadini di Pescantina e Bussolengo, Luigi Cadura e Roberto Brizzi, presentati dall’assessore al sociale Rosanna Lavarini, hanno introdotto il tema legato alla pubblicazione delle ultime schede sanitarie da parte della Regione. «La Regione cambia le schede», ha esordito Cadura, «ma ce l’ha una strategia sulla politica sanitaria del territorio? Come sindaci ci sentiamo presi in giro e questa è un’occasione importante per ribadire il nostro ruolo, indipendentemente dalle appartenenze. Prima di tutto siamo amministratori e vogliamo un futuro per l’Orlandi». Gli ha fatto eco il sindaco di Bussolengo Roberto Brizzi: «L’ospedale non è di Bussolengo, ma del Baldo Garda. Le schede presentate sono leggermente diverse e peggiorative rispetto a quelle del 2018. Rimane la riabilitazione, la day surgery e l’ospedale di comunità quando ce lo daranno: ma quando? Avevano detto alla fine dell’anno e poi in primavera. Vediamo». «Siamo in zona retrocessione», ha ribadito Gianluigi Albertini del Comitato Uniti per l’Orlandi, illustrando la collocazione dell’ospedale tra le strutture monospecialistiche di riabilitazione come Marzana, Villa Garda, Malcesine e Bovolone. «Noi siamo per la sanità pubblica, ma osserviamo il progressivo spostamento della politica regionale a favore delle strutture private di Negrar e Peschiera nella nostra Ulss. Tra gli aspetti singolari delle nuove schede è sparita la lungodegenza, non solo a Bussolengo. Diverso il discorso per il Pronto soccorso che è un vero pronto soccorso e non un posto di primo intervento: deve essere mantenuto e potenziato. A Bussolengo ci sono codici verdi, bianchi, gialli e anche rossi. Questa è una realtà territoriale del Baldo Garda e l’effetto del depotenziamento di Bussolengo viene avvertito all’ospedale di Borgo Trento. Il nostro Comitato è attivo 24 ore su 24, vigiliamo», ha concluso. Un riequilibrio della dotazione di posti letto tra pubblico e privato, il centro dell’intervento di Sonia Todesco, segretaria provinciale Cgil funzione pubblica. Al centro della sua relazione una critica alla programmazione sanitaria regionale «dove è in atto una riconversione dei posti letto aumentando quelli privati, specialmente nella nostra Ulss». «Finisce che dove il privato è forte, il pubblico diventa residuale. Occorre un riallineamento tra pubblico e privato sui valori dei 3,7 per mille posti letto previsti». «Abbiamo lavorato molto in questi anni», ha spiegato Graziella Manzato, sindaca di Sommacampagna e presidente Comitato dei sindaci Distretto 4 dell’Ulss 9, «a soluzioni che impedissero il crollo della sanità pubblica. Dal 2014 era reale il rischio che gli ospedali di Bussolengo e Villafranca fossero lasciati cadere. Non c’erano politiche chiare. Bussolengo polo riabilitativo è un’idea buona, anche se quello che è stato programmato; non sta succedendo solo a Bussolengo. Essere presenti è una necessità: dovremmo attenderci tempi chiari e più impegno sul fronte della lungodegenza. È necessario insistere sulla politica sanitarie del territorio, un’emergenza per tutta la regione, dove la popolazione invecchia e non aumentano i posti nelle case di risposo». «La rete dei sindaci deve aver l’unico scopo di collegare la gente alle istituzioni per difendere l’ospedale e la sanità pubblica. Spero che sia l’inizio», l’appello finale di Gianluigi Albertini del Comitato Uniti per l’Orlandi. «Costruiamo una rete e chiediamo quello che abbiamo votato», ha concluso Mirco Frapporti, sindaco di Fumane. Un appello è stato lanciato da Nereo Marchi, consigliere provinciale Avis: «Per la carenza di medici ai centri trasfusionali, abbiamo perso 120 giornate di donazione già nel 2019. Questo è un dato che sta emergendo. La nostra preoccupazione è che anche il centro trasfusionale di Bussolengo, sesto come raccolta del Veneto, con queste ristrutturazioni in corso non venga toccato e rimanga almeno nella sua attuale configurazione e attività». • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Lino Cattabianchi
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