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20.03.2020

In Argentina con Intercultura «Qui c’è il caos, io torno a casa»

Davide Pantea con la famiglia argentina che lo ospita
Davide Pantea con la famiglia argentina che lo ospita

Valentina Gioia Il cuore dell’Europa e del mondo si chiamava Erasmus, per i più giovani Intercultura. Ma ha smesso di battere anche per Davide Pantea di Pescantina, studente 17enne dell’istituto Calabrese Levi che dal 24 agosto si trova in Argentina, grazie al programma di interscambio promosso da Afs. Dovevano essere per lui 11 mesi di nuove abitudini, usanze, amici, compagni di banco e un programma scolastico ad hoc. Undici mesi infiniti per mamma Cristina e papà Cornelio, ma che il figlio non è riuscito a gustare fino in fondo. Grazie a una borsa di studio vinta per i meritevoli risultati scolastici, vola in Argentina e giunge a San Francisco, città di 58mila abitanti nella provincia di Cordoba, dove ad attenderlo c’è quella che sarà la sua famiglia ospitante composta da papà Sebastian e la sorella Alma. «Una realtà incredibile», spiega il giovane con entusiasmo. Il tutto bruscamente interrotto dai primi casi di coronavirus accertati nella città di Buenos Aires lo scorso 3 marzo. Ma il Covid-19 non si è limitato a colpire la capitale argentina. Nel giro di pochissimi giorni anche la provincia di Cordoba è stata raggiunta. «È scoppiato il panico», spiega Davide. «Supermercati presi d’assalto, strade e parchi vuoti». La città sudamericana, ancora nel vivo della stagione estiva, si barrica in casa. A rendere il tutto più surreale il messaggio di venerdì a reti unificate del presidente argentino Alberto Fernandez che annunciava la chiusura di scuole e università e il blocco dei voli da e per l’Europa, oltre che da Stati Uniti, Giappone, Cina, Corea del Sud e Iran. La notte tra sabato e domenica, racconta Davide, riceve la mail da Intercultura Afs, (l’associazione che si occupa dei viaggi di studio all’estero e che attualmente sta organizzando il rimpatrio di 10 mila studenti in tutto il mondo) che gli comunica la cancellazione del programma Interscambio e la pianificazione del suo rimpatrio. A Davide toccherebbe rientrare in Italia dopo il 24, ma lui a casa non ci vuole tornare. La situazione non è sicuramente facile dal punto di vista psicologico. Se da una parte vorrebbe raggiungere i genitori a casa a Pescantina, dall’altra le notizie che riceve dall’Italia lo frenano. «Al momento qui a Cordoba la situazione è sotto controllo», continua a ripetere mostrando in videochiamata il quotidiano argentino La Nacion che apre la prima pagina con 97 casi appurati e tre decessi nella sola città di Buenos Aires. «Mentre dove vivo io», continua Pantea, «non ci sono infettati». Anche se minorenne, il giovane avrebbe voluto rimanere in Argentina. «I miei genitori mi invitavano a tornare, io cercavo di convincerli a farmi rimanere qui. Poi telefonate al consolato argentino e a quello italiano per capire se potevo restare. Dovrei pagarmi l’assicurazione medico-sanitaria per i quattro mesi che mi restano fino alla conclusione dell’anno scolastico e altre spese». Troppe incognite e preoccupazioni però ruotano nella testa di Pantea. La prima: «E se anche qui in Argentina la situazione dovesse aggravarsi? E se anche San Francisco dovesse essere raggiunta dal Covid-19? Come farei a rientrare senza l’aiuto di Afs?». Così Davide prende quella che sembra essere la decisione più sensata: tornare a casa. In Italia. •

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