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12.12.2019

Ca’ Filissine, entro gennaio gli appalti

Panoramica della discarica:  evidente il lago di percolato e acqua piovana
Panoramica della discarica: evidente il lago di percolato e acqua piovana

Discarica di Ca’ Filissine: entro gennaio ci sarà l’approvazione finale del progetto di bonifica. La notizia arriva dal settore Ambiente della Regione. La settimana scorsa la Giunta della Regione ha approvato l’ultima versione dell’accordo di programma che coinvolge anche il Comune, passaggio fondamentale verso l’avvio dei lavori, ora sempre da Venezia arriva la comunicazione che lunedì il documento è stato firmato a Roma dai rappresentanti di Comune di Pescantina, Regione e ministero dell’Ambiente. «Ora la determinazione verrà portata alla Corte dei Conti e, una volta ottenuto il nulla osta, si potrà passare all’ approvazione dei progetti e all’avvio delle gare d’appalto», spiega il dirigente regionale Paolo Campaci. «È già stato deciso che a gestire la realizzazione dell’intervento sarà la società regionale Veneto Acque e la prospettiva è sicuramente e quella di arrivare all’avvio degli appalti entro gennaio», precisa Nicola Dell’Acqua, dirigente dell’area Tutela e sviluppo del territorio regionale. Angela Fioretta, assessore all’Ambiente di Pescantina, spiega: «Si tratta di un intervento che viene effettuato grazie a un finanziamento governativo di 65 milioni di euro. Verrà realizzato in due parti». Le prime azioni, che saranno compiute in otto anni, consisteranno nella modifica strutturale del sito in cui sono stati accumulati i rifiuti. Attualmente la discarica ha una forma a catino. Il piano prevede la realizzazione di una struttura a panettone, con la creazione di una montagnola fatta di inerti e ricoperta di materiale sigillante, per fare in modo che le acque piovane non finiscano dentro alla discarica, ma defluiscano verso l’esterno. «La bonifica andrà avanti fino al 2057», precisa l’assessore. Tra gli interventi importanti, quelli per eliminare la presenza di percolato nel sottosuolo. EMISSIONI IN ATMOSFERA Proprio in merito agli effetti ambientali della discarica è utile fornire alcuni aggiornamenti. Il primo riguarda le emissioni in atmosfera della struttura di Ca’ Filissine. «Nel 2017 Arpav ha effettuato una campagna di rilevamenti nell’area circostante la discarica», afferma Campaci. «La situazione dell’aria è nel complesso migliore rispetto a quella media della pianura padana», dice il dirigente regionale. Ma c’è un problema con la produzione di metano. «Si tratta di una situazione interna alla struttura di stoccaggio dei rifiuti». L’impianto presente a Ca’ Filissine per bruciare il metano che sale dai rifiuti, infatti, non funziona da parecchio tempo. Secondo quanto confermava qualche giorno fa Davide Pedrotti, vicesindaco di Pescantina, qualcuno si è rubato i cavi di alimentazione in rame. Campaci conferma che la discarica produce metano, ma questa situazione non sarebbe un problema per la popolazione. PFAS IN ACQUA Diverso il discorso per quanto riguarda la presenza dei Pfas nell’acqua pescata dalla falda locale e distribuita nella rete dell’acquedotto. Acque Veronesi ha annunciato la chiusura del pozzo più vicino alla discarica, perché l’acqua è contaminata da Pfas. Il fatto ha suscitato preoccupazione e polemiche, ma va precisato che i Pfas non sono presenti in maniera tale da rendere l’acqua non potabile. Si tratta dunque di una decisione in via cautelativa. Una relazione dell’Arpav (agenzia regionale per la protezione dell’ambiente) dell’ 8 novembre precisa che non è stato possibile «ancora una volta» eseguire prelievi del percolato della discarica, «a causa della mancanza della corrente elettrica» che impedisce il funzionamento degli impianti di emungimento. La relazione afferma che nei pozzi piezometrici attorno alla discarica (si tratta di un punto di prelievo diverso da quello dell’acqua dell’acquedotto) ci sono valori di Pfas superiori ai valori di riferimento per l’acqua potabile e conferma «una situazione di compromissione grave delle acque di falda nell’area adiacente ad Est alla discarica». Situazione legata non solo alle sostanze perfluoro-alchiliche ma anche ad altri inquinanti. Il rischio dunque è che i contaminanti passino col tempo dalla prima falda più superficiale a inquinare anche la falda più profonda. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Luca Fiorin
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