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01.11.2019

Barriera e trattamenti esterni per la bonifica di Ca’ Filissine

La discarica di Ca’ Filissine
La discarica di Ca’ Filissine

Il nuovo progetto di bonifica e messa in sicurezza della discarica di Ca’ Filissine e l’accordo di programma con la Regione Veneto per far partire i lavori sono stati al centro di un consiglio comunale speciale richiesto dalle minoranze. Una sostanziale novità tecnica è stata illustrata dall’ingegner Emanuele Albrigi dello studio Georicerche. «Oltre agli storici inquinanti, ammoniaca, manganese e zinco», ha esordito il tecnico, «le analisi dell’Arpav di novembre 2017 hanno rilevato Pfas, non in quantità rilevante nei pozzi a monte M1, M2,M2, più significativa e diffusa a valle nelle acque di falda non potabile». «Per questo, in base alle richieste della Regione e di Arpav, abbiamo cambiato la tecnica scelta in precedenza per la bonifica del sito: si passa dall’air sparging, cioè dall’ossidazione in situ, alla creazione di una barriera idraulica per trattare l’acqua di falda». «Si dovrà emungere la falda lungo il lato sud della discarica», ha proseguito, «e poi le acque saranno trattare e depurate in un impianto esterno. Questa è la modifica in base ai desiderata di Regione e Arpav». Sostanzialmente immutate le altre fasi della bonifica. «Si dovrà procedere con l’asportazione del percolato, la creazione di un profilo per consentire il deflusso delle acque meteoriche senza che ricadano nel catino della discarica e con la captazione delle acque meteoriche. La prima fase dei lavori è prevista in otto anni, seguiranno altri trent’anni di controllo post mortem», ha concluso Albrigi. Obiezioni sulla barriera idraulica da Alessandro Reggiani ed Emanuele Boscaini. «La barriera idraulica era già stata fatta ed è risultata un fallimento», ha obiettato Reggiani, sostenuto da Boscaini. «La vecchia barriera idraulica», ha risposto Albrigi, «non era efficiente perché non prevedeva il trattamento esterno delle acque». Il sindaco Davide Quarella ha illustrato i punti dell’accordo di programma. «Arpav non siglerà l’accordo di programma, ma entrerà in un programma a latere con Regione e Comune per i controlli. Alla registrazione dell’accordo di programma, a fronte dei circa 65 milioni di euro stanziati, verranno erogati 19 milioni e 478mila euro per la prima fase dei lavori. L’erogazione dei rimanenti 45 milioni avverrà in base alla tabella di marcia dei lavori compilata dai tecnici Albrigi e Bruno Fantinati. È stato previsto un Comitato di indirizzo e controllo che sarà composto da un responsabile per ciascuna della parti. Avrà compiti di coordinamento degli interventi e monitoraggio. Responsabile dell’attuazione (Rua) sarà anche la Regione, non solo il Comune». Sul peso di quest’ultimo, richieste di chiarimento di Cadura, Zanolli e Reggiani. Ha risposto l’avvocato Fausto Scapini: «La conferenza di servizi convocata dal Comune approverà il progetto che sarà poi eseguito dalla Regione». «Sulla bozza recapitata dal ministero dell’Ambiente», ha precisato il sindaco, «non ci sono grossi stravolgimenti: la volontà è di andare a firmare». Paola Zanolli: «Se la direzione lavori spetterà alla Regione, mi auguro che la presidenza del Comitato di controllo vada al Comune. La discarica è nostra, è nostro il problema. Abbiamo bisogno di un tecnico di fiducia che ci permetta di controllare il processo di bonifica». «C’è disponibilità della Regione in questo senso», ha detto Quarella. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Lino Cattabianchi
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