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10.12.2019

Tumore della prostata C’è un’équipe di esperti

La cura per il tumore della prostata, il più diffuso tra gli uomini, affrontata da un team di specialisti con un ventaglio di opzioni terapeutiche: chirurgia, radioterapia, terapia medica e «sorveglianza attiva». Quello che conta è il trattamento personalizzato, deciso in base a condizioni cliniche e stadio della malattia. Al team multidisciplinare nel carcinoma alla prostata è stato dedicato il secondo convegno scientifico nazionale che si è svolto, venerdì e sabato all’ospedale Sacro Cuore don Calabria. Patrocinato dall’Associazione italiana di oncologia medica e da quella di radioterapia e oncologia clinica, era coordinato da tre primari di Negrar: la dottoressa Stefania Gori di oncologia medica, il professor Filippo Alongi di radioterapia oncologica avanzata, il dottor Stefano Cavalleri di urologia. Alla due giorni di convegno hanno partecipato oncologi, urologi, radioterapisti, anatomopatologi e molti altri specialisti provenienti dalle maggiori strutture ospedaliere italiane. Un uomo su nove nel corso della vita si ammala di tumore alla prostata e sono previste 37mila nuove diagnosi nel 2019. Tuttavia si tratta di uno dei tumori che ha un indice di sopravvivenza più alto come rivelano le statistiche: dopo cinque anni l’indice è pari al 92 per cento, dopo 10 al 90 per cento. Un risultato ottenuto, fa sapere l’ospedale di Negrar in una nota, grazie alla diagnosi precoce e al progresso delle terapie mediche, chirurgiche e radioterapiche. I trattamenti entrano in gioco, da soli o in combinazione, a seconda dell’estensione anatomica e dell’aggressività della neoplasia, tenendo conto pure dell’età della persona e dell’eventuale presenza di altre malattie. Al Sacro Cuore, nel 2018, sono stati trattati chirurgicamente 263 casi di tumori prostatici. Il paziente viene preso in carico dalla diagnosi alla riabilitazione da un gruppo di specialisti, potendo usufruire di alte professionalità e tecnologie di ultima generazione come il robot chirurgico Da Vinci Xi e l’acceleratore lineare Unity che offre un trattamento radioterapico ad alta precisione. «Oggi possediamo molte armi terapeutiche e la ricerca è sempre in evoluzione in questo ambito», spiega la dottoressa Gori. «Quando il tumore è diagnosticato in fase iniziale ed è considerato a basso rischio di progressione, possiamo scegliere tra chirurgia, radioterapia o sorveglianza attiva. Quando la patologia è metastatica», conclude la dottoressa, «è indicata l’ormonoterapia, cioè la soppressione della produzione degli ormoni androgeni». •

C.M.
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