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14.05.2019

«Se ci votate,
prima i veronesi, poi
il resto del mondo»

Salvini arriva alle due e riscalda la piazza di Negrar, dove da oltre un'ora negraresi di tutte le età, anche minorenni usciti prima da scuola, lo attendono con le bandiere della Lega, gli inni pronti per il "capitano" o anche solo la curiosità di ascoltare dal vivo il segretario del partito leghista anche ministro dell'interno e vice premier.

Sono state tenute a debita distanza dal palco e bloccate dalle forze dell'ordine in via Mazzini, invece, da dove non hanno potuto raggiungere la piazza, una cinquantina di persone con le bandiere dell'Europa, provenienti da tutta la Valpolicella e aderenti tanto alla neo nata sezione di Negrar del Movimento Federalista Europeo quanto al circolo negrarese del Pd. «Vogliamo contestare Salvini, in modo gioioso e non violento, in modo pacifico», affermano, «perché non crediamo nell'Europa di cui parla lui ma in un'altra Europa, unita e forte». Pacifici o no, in piazza non ci sono potuti arrivare.

«Qua nessuno mollerà mai» annuncia Matteo Salvini dal palco allestito proprio davanti al municipio, arrivato a dare sostegno al candidato sindaco della Lega e di una compatta coalizione di centro destra, Marco Andreoli. «C'è bisogno di sindaci onesti e coerenti», incalza Salvini. «Se a Negrar voterete il sindaco della Lega prima arriveranno i veronesi, poi il resto del mondo».

Prima del vice premier sul palco in centro si sono alternati consiglieri regionali, europarlamentari, candidati consiglieri comunali della coalizione a sostegno di Andreoli. «Questo è un giorno storico», afferma quest'ultimo, invitando i negraresi «ad alzare la testa per riprendersi Negrar». Continua il deputato leghista Paolo Paternoster: «Le polemiche non ci interessano, vogliamo governare Negrar nell'interesse dei suoi cittadini. Questo comune ha bisogno di cambiare».

Salvini ha parlato 10 minuti, accompagnato all'inizio da fumogeni e interrotto da alcuni applausi, che hanno perlopiù coperto le contestazioni di qualche singola persona.

«Sono stufo dell’Europa dei no, che ci vuole tutti precari e in pensione a 97 anni per risparmiare. Ci vadano la Merkel, Soros e Juncker in pensione a 97 anni, qui abbiamo altre idee per i nostri figli». Sottolineando che sulle pensioni «gli italiani hanno riconquistato la libertà, perché prima sembrava fosse un privilegio andare in pensione dopo 42 anni di fabbrica, o di ospedale».

«Per quelli della sinistra prima vengono gli altri, i rom, i richiedenti asilo, poi vengono i poveri italiani, loro se avanza qualcosa», ha aggiunto Salvini invitando gli elettori alle prossime elezioni «a riportare in vigore i valori, i principi, a rimettere al centro il lavoro».

Poi non si è sottratto a selfie e strette di mano prima di ripartire alla volta di San Bonifacio

 

 

 

 

Camilla Madinelli
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