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08.11.2019

Rinasce grazie al rene della suocera

Tiziana Berzacola ha donato un rene al genero Francesco Segat FOTO PECORA
Tiziana Berzacola ha donato un rene al genero Francesco Segat FOTO PECORA

La generosità stupisce sempre, specie se inattesa. Lo ha sperimentato Francesco Segat, 53 anni, che ha ricominciato a vivere la scorsa estate grazie al dono di un rene da parte di sua suocera. «Ho iniziato ad avere problemi ai reni a 14 anni, causati dalla pressione alta ereditata da mia mamma. Ho subito un intervento, senza grandi risultati. A 41 anni un ictus, per fortuna senza conseguenze. A un certo punto il mio rene sinistro ha smesso di funzionare». Oggi Segat può raccontare la sua vita come una persona rinata. Se avesse aspettato i tempi del sistema sanitario che prevedono in media tre anni per trovare un rene compatibile, ora sarebbe ancora in attesa. Con una cannula infilata nel collo, nell’arteria, costretto quattro notti a settimana a fare la dialisi, senza forze, senza nemmeno la capacità di prendere in braccio Paolo, il figlio di 9 anni. Invece oggi Francesco sta bene, lavora nel suo negozio, guida la moto «che prima non riuscivo neanche a sollevare», si gode il figlio e la compagna Luana nella sua casa di Caldiero. Grazie al rene nuovo che gli ha donato proprio la mamma di Luana, la suocera, Tiziana Berzacola. «Se non c’è nessuno che può darti un rene, te lo dono io, ho detto questo a mio genero. Mi sembrava la decisione più ovvia del mondo». Tiziana ha 66 anni e abita a Costeggiola di Negrar, in una bifamiliare dalla quale si vede la valle. In salotto, tra le foto dei nipotini, si respira dolcezza e calore. «Non credo di aver fatto nulla di straordinario, lo avrei fatto per chiunque. Poi certo, a spingermi è stato anche l’amore per i miei nipoti». Per i quali la nonna ora è una sorta di eroina. «Adesso sto benissimo, vado a camminare tutti i giorni, mi sento in forma come prima dell’intervento: c’è ancora molta gente che ha paura di donare un organo, teme il dolore, l’operazione. Ed è a loro che mi rivolgo: non abbiate timore, basta davvero poco per ridare la vita a una persona. Ce ne sono tante che ne avrebbero bisogno: solo all’ospedale di Borgo Trento c’è un intero piano di pazienti in dialisi». Nel 2017 Francesco ha deciso di tentare la strada del trapianto. Dopo anni di dialisi, interventi, infezioni, febbre e disturbi. «Ho deciso di togliere tutto e di iscrivermi alle liste d’attesa, aspettando un donatore compatibile», spiega. L’alternativa, per ridurre i tempi, era cercare tra i consanguinei qualcuno disposto a donargli un rene. «Ma mia madre è anziana e ha problemi di pressione», dice il 53enne, «e ai miei fratelli non me la sono sentita di chiedere. A quel punto si è fatta avanti mia suocera: un gesto d’amore». Che prevedeva un certo margine di rischio, come ogni intervento al quale si aggiungeva, in questo caso, la possibilità di rigetto, perché il rene di Tiziana non era compatibile: lei è A negativo, Francesco 0 positivo. Poi è trascorso un anno tra controlli ai reni e al cuore e analisi del sangue per avere la sicurezza che la donna arrivasse all’operazione in ottima salute. Un iter, quello della donazione, che prevede anche obblighi burocratici, con testimonianze al tribunale di Padova e il via libera finale da parte di una apposita Commissione. Arrivato questo, nell’estate 2018, tutto era pronto per il trapianto. «Sono entrato in ospedale, a Borgo Trento, a fine luglio», ricorda Francesco. «Mi sarebbe stato trapiantato un rene non compatibile perciò era necessario, per ridurre al minimo il rischio di rigetto, abbassare al massimo le difese immunitarie. Arrivate alla soglia richiesta, l’équipe medica ha avvisato mia suocera, tre giorni prima dell’intervento». Il 22 agosto, alle 8, Tiziana è entrata in sala operatoria. Alle 15, il risveglio dall’anestesia e il cambio con Francesco la cui operazione è durata tre ore. «La mattina dopo i medici mi hanno detto: Signora, lei a suo genero non ha dato un rene, ma una Ferrari», riferisce la donna. Il nuovo rene di Francesco infatti ha iniziato a funzionare subito, il rischio di rigetto è stato escluso dopo un paio di settimane e, dopo 18 giorni, l’uomo è tornato a casa. Ci sono ancora controlli semestrali da fare e farmaci antirigetto da assumere, «ma ora ho finalmente una vita normale. Il mio caso», ammette Francesco, «non è sicuramente unico o straordinario, ma è accaduto grazie alla bontà di una donna che spinta dall’amore per i suoi nipoti mi ha fatto un gran regalo». •

Francesca Lorandi
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