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20.02.2020

Negrar, stampante
in 3D per operare
senza «sorprese»

Interventi di ortopedia pianificati con modelli tridimensionali in scala reale dei distretti anatomici del paziente danneggiati dalla patologia. L’ospedale di Negrar ( Verona) è uno dei pochi in Italia ad essere dotato stampante 3D.

 

Come Centro di riferimento regionale per la revisione di protesi di ginocchio ed anca, il nosocomio veronese compie un ulteriore avanzamento tecnologico utilizzando per la pianificazione degli interventi complessi di ortopedia un sistema di stampa 3D che consente una chirurgia personalizzata in base alla patologia del paziente, veloce, di massima precisione e sicurezza, quindi con minori rischi di complicanze operatorie.

 

Si tratta di un progetto che investe non solo l’Ortopedia e la Traumatologia, diretta da Claudio Zorzi, ma poi coinvolgerà altre Unità Operative mediche e chirurgiche. Ad iniziare dall’Urologia, diretta da Stefano Cavalleri, che nelle prossime settimane si approccerà alla pianificazione 3D degli interventi di asportazione di tumori renali di piccole dimensioni. Grazie alla tecnologia HA3D di Medics - start-up innovativa del Politecnico di Torino - le immagini fornite da TC, Angio-TC e RM si traducono in un modello 3D in scala reale, dove sono distinte le varie parti anatomiche - anche quelle di cui il chirurgo avrebbe piena visione solo in sede operatoria - e, per quanto riguarda gli interventi di ortopedia, la precisa entità del danno patologico dell’osso su cui dovrà procedere.

 

Il modello tridimensionale può essere studiato dal chirurgo virtualmente e fisicamente, tramite la procedura di stampa, ottenibile in alcune ore. La stampa 3D consente al medico non solo una più precisa pianificazione pre-operatoria con la scelta dei device protesici più adatti, ma anche di aumentare la sensibilità e la percezione tattile: prima di intervenire le mani del chirurgo «conoscono» già cosa sentiranno in sede operatoria.

 

«L’acquisizione di questo sistema 3D ha origine da un’esigenza sentita da sempre dai chirurghi: colmare il gap tra la bidimensionalità fornita dalla diagnostica per immagini e la condizione reale che incontriamo in sede di intervento - ha spiegato Zorzi -. Un’esigenza - ha aggiunto - colmata finora grazie alle nostre conoscenze anatomiche e all’esperienza sul campo. Tuttavia, questo divario resta e, talvolta, può essere causa di interventi non del tutto efficaci e di importanti complicanze operatorie. La possibilità di disporre di un modellino tridimensionale ci consente di abbattere questo divario».

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