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16.11.2019

Festa grande ad Arbizzano per il centenario di Giuseppe

Cento anni il 4 novembre. Li ha festeggiati Giuseppe Nicolis ad Arbizzano, nella casa in cui vive con la badante Ileana e che si è riempita di figli, nipoti, cugini, amici. Domenica è stato il turno dei figli Luciano, 71 anni, e Valeria, 65, con i rispettivi coniugi, delle nipoti Sara, Marta, Anna e Silvia, dei pronipoti Eleonora, 10 anni, e Pietro, 8. Lunedì sono arrivati, insieme ai figli, tanti altri familiari liberi dal lavoro. Anche il sindaco di Negrar di Valpolicella, Roberto Grison: a nome della comunità ha consegnato al centenario di Arbizzano una bottiglia di vino e una pergamena a ricordo del traguardo del secolo di vita. Sorride timido, Giuseppe, circondato da un banchetto in suo onore. «Che festa, non si starà esagerando?», chiede, quasi imbarazzato. Va matto per il cioccolato, anche se non lo ammette. Per la fotografia di rito chiede di potersi togliere gli occhiali, un vezzo che lo rende simpatico. Stringe le mani a tutti, si emoziona e ogni tanto si commuove, ripensando a chi non c’è più. Come la moglie Nella Spada, morta tre anni fa a 94 anni dopo 70 anni di vita insieme. «È stato un matrimonio bello, tranquillo, anche se i soldi erano pochi», dice. «E poi Luciano e Valeria sono meravigliosi, i figli migliori del mondo». Fino a un paio d’anni fa coltivava l’orto da solo, in un pezzo di terra vicino a casa che raggiungeva in bicicletta. «Ora non posso più uscire, pazienza», commenta, ma si capisce che gli dispiace. Nato il 4 novembre 1919 a Parona, «vicino alla villa del Messedaglia», precisa lui, è il figlio primogenito di Tullio Nicolis, contadino, reduce della guerra di Libia, e di Maria Righetti. «Papà era un omone, mangiava tanto», ricorda Giuseppe. Dopo di lui nacquero la sorella Maria e il fratello Giovanni. La mamma li lasciò orfani che erano bambini e il padre si risposò con Virginia, che li allevò come fossero suoi. Il 4 novembre ha visto in televisione le commemorazioni ai monumenti ai caduti, le parate militari, le corone di alloro. E gli sono venuti gli occhi lucidi. «Io quelle cose le ho vissute», spiega. Si riferisce alla seconda guerra mondiale, durante la quale combatté da alpino, alla prigionia in Francia per due anni, alla fame patita a tal punto da ritrovarsi pelle e ossa. «Ho girato tutta Europa durante la guerra, con gli alpini. Percorrevamo anche 400 chilometri a piedi». Nel 1947 il matrimonio con Nella e per 30 anni un lavoro da caporeparto alle Cantine Montresor. «Ho lavorato tanto e goduto poco, nella vita. Ma ho avuto diverse fortune», conclude. •

C.M.
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