CHIUDI
CHIUDI

19.08.2019

Abusivi: il Comune fa chiudere

Mensa in una scuola per l’infanzia
Mensa in una scuola per l’infanzia

L’asilo nido e scuola per l’infanzia «L’isola che non c’è» in via Volpare, in località Villa, è stato chiuso dal Comune di Negrar di Valpolicella per irregolarità e mancanza di autorizzazioni tramite un’ordinanza sindacale firmata dal vice sindaco Fausto Rossignoli. Così il nome preso in prestito dalla storia di Peter Pan è diventato, a tutti gli effetti, il suo destino. L’isola non c’è più per davvero, a Negrar. E a settembre, dopo la pausa estiva, l’attività profilatasi abusiva sotto parecchi aspetti non aprirà. Alla faccia di qualche genitore ingannato e dei rischi corsi dai bambini, tra i quali ci sarebbero stati molti non vaccinati che in nidi e materne regolarmente autorizzate non possono più essere accettati. I CONTROLLI E LA CHIUSURA. Gli uffici comunali vigilavano da tempo sulla situazione irregolare sul fronte autorizzativo de «L’isola che non c’è», pur non avendo ricevuto in municipio alcuna lamentela o segnalazione da parte di genitori o familiari dei piccoli frequentatori. Un silenzio piuttosto insolito, data la solerzia di mamme e papà quando qualcosa non va nelle strutture che accolgono i loro figli per molte ore al giorno. Un silenzio che però non ha fatto demordere dipendenti e funzionari del Comune, che hanno eseguito verifiche e controlli incrociati insieme agli enti preposti a vigilare sui servizi per l’infanzia, a partire dall’Ulss. Hanno inviato solleciti e richiami al gestore del nido e della scuola materna, intimandolo con diffide alla messa in regola dell’attività di custodia dei bambini e della somministrazione di cibi e bevande. Pena la chiusura della stessa. Niente da fare, però. I mesi passavano e la situazione non cambiava mai: gli adempimenti burocratici non venivano eseguiti. Nel frattempo i bambini all’asilo mangiavano e dormivano, facevano attività e uscivano pure per passeggiate fino al mercato o, ironia della sorte, in municipio. Alla fine il Comune ha predisposto, a fine giugno e dunque al termine ormai dell’anno scolastico, un sopralluogo ispettivo da parte della polizia locale di Negrar, guidata dal comandante Maurizio Facincani. Durante l’ispezione a sorpresa gli agenti hanno trovato 14 bambini tra i 2 e gli 8 anni intenti a consumare alimenti e bevande cucinati in loco, quindi hanno redatto un verbale di sequestro cautelare cui è seguita l’ordinanza sindacale - pubblicata sull’Albo pretorio del Comune - che ha messo lo stop al servizio per l’infanzia. Ospitato all’interno di un appartamento, faceva capo alla cooperativa sociale Ohana e a una trentatreenne nata a Rovereto e residente a San Pietro in Cariano. LA DENUNCIA. Oltre alla procedura messa in campo dall’ente locale c’è pure una denuncia per truffa depositata ai carabinieri della stazione di Negrar da parte di una giovane mamma. «Ho subito un raggiro bello e buono, perdendo dei soldi, ma spero che venendone a conoscenza altri genitori stiano in guardia», avvisa. «Denunciare mi sembrava il minimo: chi ha messo in piedi tutto questo deve vergognarsi e smetterla di truffare la gente sulle pelle dei bambini». Nel marzo scorso la signora ha versato 550 euro per assicurare un posto al figlioletto e al cugino nell’anno 2019-’20. Ma infine si è trovata senza sistemazione per il bambino e con una fattura con dati che non tornano. «Ho versato tramite bonifico 100 euro come iscrizione e 450 euro come prima rata per mio figlio e suo cugino, affinché venissero presi da settembre. In seguito ho fatto una serie di scoperte: che la fattura rilasciatami dopo parecchie insistenze era con ogni probabilità falsa, che l’asilo era stato chiuso perché non aveva i requisiti, che venivano accettati anche bambini non vaccinati». Una doccia fredda, anzi freddissima. Anche perché, spiega la mamma, nulla all’inizio faceva presagire l’inganno. «Al nido ci ero stata e si presentava bene, era bellissimo e veniva illustrato nell’ambito di un polo per l’infanzia dagli zero ai sei anni», continua. «Inoltre era l’unico che garantiva un orario prolungato fino alle 18.30, un aspetto importante per me e mio marito, che lavoriamo a contatto con il pubblico fino la sera tardi». Ora per il figlio ha trovato un posto in un altro nido, a partire dal prossimo mese. Ma dopo l’accaduto rivolge un appello agli altri genitori: «Mi spiace che nessuno abbia denunciato o almeno sollevato il problema, io ho agito in piena coscienza perché qualche altra mamma non caschi in una simile trappola, magari in un altro paese. Credo che per il bene dei bambini, per fare in modo che vengano tutelati al meglio, si debba stare dalla parte della legge e impedire che i truffatori si faccian strada impunemente». •

Camilla Madinelli
Commenta

Partecipa. Inviaci i tuoi commenti

Attenzione: L'intervento non verrà pubblicato fino a quando il moderatore non lo avrà letto ed approvato. I commenti ritenuti inadatti o offensivi non saranno pubblicati.

Informativa privacy: L’invio di un commento può comportare il trattamento di dati personali: per maggiori informazioni sulle modalità di trattamento e l’esercizio dei diritti consultare le nostre Informazioni sulla Privacy e l’informativa estesa sui cookie presenti in calce al sito web.

pagine 1 di 1