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15.06.2019 Tags: San Pietro in Cariano

Livio non c’è più ma ora ha 150 amici

Le persone intervenute alla festa dedicata a Livio Cinetto
Le persone intervenute alla festa dedicata a Livio Cinetto

Sono sette anni che Livio non c’è più, eppure alla festa organizzata per ricordarlo sono intervenute centocinquanta persone. Passa il tempo ma, invece di diminuire, ogni anno aumenta il numero di chi accorre all’evento organizzato dai suoi genitori Roberta e Stefano Cinetto e da sua sorella Emma. Il «copione» è sempre lo stesso. Prima viene celebrata la messa durante la quale sua madre e suo padre leggono una lettera ciascuno e poi c’è il rinfresco, di solito a casa Cinetto a San Pietro in Cariano, aperto a chiunque voglia partecipare. Perché la singolarità di questo evento è che tutti sono benvenuti, non solo gli amici e i parenti. Quest’anno, però, il rinfresco è stato organizzato nella sala del Circolo Noi a Bure («Il gruppo adolescenti ce l’ha offerta per l’occasione», spiega Roberta). Un rinfresco in grande stile, grazie soprattutto a Emma, 19 anni, appassionata di cucina, che si diverte a prepararlo per ricordare il suo fratellone, che ora avrebbe 23 anni. «Nostro figlio è morto a 16 anni», raccontano i coniugi Cinetto. «Si è tolto la vita perché vittima dei bulli. Per noi», sottolineano, «il regalo più bello è vedere sempre tanti ragazzi partecipare a questa festa». C’è stato anche un altro regalo inatteso. «Una signora ha voluto donarmi il tema sul bullismo scritto da suo figlio mentre frequentava le superiori a San Floriano, nello stesso istituto dove studiava mio figlio», racconta Roberta. «Un tema scritto qualche anno dopo la morte di Livio. Parla di quanto possano ferire le parole, del male che si può fare senza rendersene conto. E questo mi ha rinfrancata, perché significa che far riflettere i ragazzi su questi temi paga». Motivo per cui lei e suo marito sono sempre pronti a offrire la loro testimonianza quando si parla di bullismo e di recente sono stati anche ascoltati dalla commissione consiliare Politiche sociali del Comune di Verona. «Quest’anno nelle nostre lettere dedicate a Livio non abbiamo indugiato sul dolore, ma abbiamo voluto parlare ai ragazzi, dando loro un messaggio di speranza», spiegano. Come fanno sempre quando intervengono nelle parrocchie, in televisione o alle serate sugli adolescenti. Mai, però, finora sono stati chiamati nelle scuole. «Il paradosso è che ci invitano a parlare di suicidio e di bullismo nelle parrocchie, ma non negli istituti scolastici, dove secondo noi ci sarebbe bisogno di testimonianze dirette come la nostra», spiegano i Cinetto. «Ma le scuole si trincerano dietro il pericolo dell’emulazione e finora non siamo mai riusciti a parlare agli studenti». Ma loro non si arrendono. «Perché se la nostra testimonianza potesse spingere anche un solo ragazzo a confidarsi e a uscire dal silenzio, per noi questa sarebbe un’enorme vittoria», afferma Roberta, che è anche consigliera del Comitato italiano genitori e vittime contro il bullismo. «Umiliazioni, insulti, prese in giro possono essere molto pesanti per chi è più fragile, sensibile, taciturno o vive un momento difficile. Si fa strada la convinzione di essere falliti, insignificanti e ogni problema scolastico o relazionale diventa una conferma», sottolineano. Dove Roberta e Stefano Cinetto riescano a trovare tanta energia, lo spiegano loro stessi: «C’è una forza che ci sta sorreggendo e che fatichiamo a spiegare. Vogliamo solo pensare che il Signore ci stia facendo sentire la presenza di Livio attraverso questo bisogno di trasmettere il nostro vissuto, non per insegnare a vivere, ma per far sì che a 16 anni si percepisca che il viaggio più importante di tutti è la vita». Ricordando che dolori così forti devastano anche i fratelli. «A nostra figlia è stato impedito di vivere l’adolescenza come tutti gli altri», raccontano. «Non solo i genitori, ma anche i fratelli perdono la speranza, i sogni e la voglia di realizzarli». •

Chiara Tajoli
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