NEGRAR

Il vino rosso? In Valpolicella lo facevano già 6.300 anni fa

Gli esperti dell’ateneo milanese al lavoro
Gli esperti dell’ateneo milanese al lavoro
Gli esperti dell’ateneo milanese al lavoro
Gli esperti dell’ateneo milanese al lavoro

L’uva e il vino rosso della Valpolicella affondano le radici nella Preistoria. E sono radici che potrebbero avere ben 6.300 anni. È uno dei dati che stanno emergendo dagli scavi archeologici dell’Università di Milano alle Colombare di Negrar, dove al lavoro in queste settimane ci sono studenti, professori ed esperti del PrEcLab, il Laboratorio di preistoria, protostoria ed ecologia preistorica del Dipartimento di Beni culturali e ambientali dell’ateneo milanese.

 

La notizia sarà data oggi, alle 18.30, in un incontro per la stampa e aperto al pubblico all’azienda agricola Villa Spinosa di Jago. I posti sono limitati e per partecipare è necessario prenotarsi telefonando allo 045 6011668 (servizio Turismo e attività di promozione del Comune). Per accedere occorre la mascherina, il Green pass e un documento d’identità. All’incontro interverranno il sindaco di Negrar di Valpolicella Roberto Grison, il soprintendente per Verona, Rovigo e Vicenza Vincenzo Tinè, le funzionarie archeologhe Brunella Bruno, responsabile tutela archeologica Verona città e parte comuni della provincia, e Paola Salzani, co-direttrice scientifica del progetto alle Colombare, il direttore scientifico dello scavo e docente universitario di Preistoria ed Ecologia preistorica a Milano Umberto Tecchiati e infine Cristiano Putzolu del PrEcLab.

 

A quasi 70 anni dalle prime indagini a cura del Museo di Storia naturale di Verona, anticipano gli esperti del sito preistorico negrarese, è stato compiuto un notevole salto in avanti nella conoscenza del luogo. Grazie alle collaborazioni con le università di Bologna e Mannheim, in Germania, per le datazioni al radiocarbonio e soprattutto con l’ateneo di Modena e Reggio per le analisi archeobotaniche, è stato possibile non solo estendere l’arco di vita del villaggio a quasi 3.000 anni di frequentazione, ma anche scoprire la più antica attestazione della vite in Valpolicella: i suoi frutti erano conosciuti già 6.300 anni fa. Le analisi del paleoambiente, perno delle ricerche dell’équipe milanese, collocano in pratica il sito archeologico al centro di un comprensorio ricco di potenzialità naturali e confermano la vocazione produttiva di quest’area della Valpolicella. Così la vite si confermerebbe un elemento di continuità tra passato e presente, in Valpolicella, che però potrà essere confermato solo dalle analisi dei nuovi campioni raccolti durante la campagna di scavo 2021 che è ormai agli sgoccioli.

Camilla Madinelli