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24.12.2019

Cavatori, l’abuso edilizio finisce prescritto

I capannoni a ridosso delle  cave di Gorgusello vicino a Fumane
I capannoni a ridosso delle cave di Gorgusello vicino a Fumane

La prescrizione per l’abuso edilizio c’è e i sei cavatori devono essere prosciolti. Ma non possono essere assolti nel merito, «non essendovi l’evidenza circa l’insussistenza dei fatti contestati». La motivazione della sentenza sulle cave di Gorgusello lascia ancora delle ombre sulle responsabilità dei cavatori. I difensori dei sei cavatori avevano chiesto anche l’assoluzione nel merito per l’accusa di abuso edilizio ma «non risulta provato», riporta la motivazione della sentenza, «anche alla luce delle dichiarazioni dei testi di accusa né specificamente che tipo di attività fosse svolta sui piazzali delle ditte né se tale attività che si assume svolta nelle cave di Fumane possa essere qualificata come attività di seconda lavorazione in assenza delle prescritte autorizzazioni». Si chiude così il primo e forse ultimo capitolo del processo per l’attività di cava, svolta in località Gorgusello. Si abbassa il sipario, però, con alcuni punti interrogativi che se la sentenza di proscioglimento non verrà appellata, non verranno mai sciolti. LE ACCUSE. Il capo d’imputazione parla di un’attività artigianale svolta in modo abusivo in quanto non consentito dal Comune per un’attività svolta fino al 15 aprile 2014. Non solo: la procura accusava i sei cavatori anche di aver utilizzato i piazzali di pertinenza dei capannoni «quale deposito merci in assenza di permesso di costruire e nullaosta paesaggistico». Per queste ipotesi, però, è scattata la prescrizione e, quindi, non l’assoluzione nel merito. Sempre i cavatori erano accusati anche di falso in atto pubblico anche di aver prodotto un contratto di locazione falso all’amministrazione di Fumane così «da ottemperare all’ordinanza di ripristino dello stato dei luoghi», relativi alle pertinenze. E per ultimo, l’ex sindaco di Fumane, Domenico Bianchi e il responsabile dell’ufficio tecnico Federico Donatoni in concorso con sei cavatori erano accusati di abuso d’ufficio. A parere dell’accusa avrebbero favorito la definizione in violazione della legge delle pratiche edilizie «riguardanti l’abusiva attività di lavorazione artigianale dei prodotti lapidei delle ditte delle aziende». A Donatoni, in concorso con il sindaco e i cavatori , viene contestato l’abuso d’ufficio per aver omesso di verificare il ripristino dei luoghi operato dai cavatori, «procurando un ingiusto vantaggio patrimoniale» agli stessi imprenditori. Queste ultime due accuse, però, sono state cancellate nel merito con la formula di assoluzione piena perchè il fatto non sussiste. Una volta tanto, accusa e difesa erano d’accordo in quanto anche il pm aveva chiesto l’assoluzione al termine della sua requisitoria nel processo sull’attività nelle cave di Gorgusello. IL DOCUMENTO. Non ci sono misteri, invece, sul documento che l’accusa aveva ritenuto falsificato, Era il contratto di locazione con il quale i cavatori avevano affermato di aver spostato i macchinari a Sant’Anna d’Alfaedo così da adeguarsi all’ordinanza del Comune. La dichiarazione firmata dagli imprenditori e inviata in Comune, riporta la motivazione della sentenza, «non contiene circostanze non veritiere». La lettura della lettera permette agevolmente di verificare che i cavatori non hanno «mai dichiarato di aver spostato i materiali nel capannone di Sant’Anna d’Alfaedo», riporta la sentenza, «ma solo di aver locato l’immobile». Questa decisione era stata presa «per svolgere eventuali attività di seconda lavorazione proprio per evitare contenziosi con il Comune di Fumane, in un’ottica di reciproca collaborazione. •

Giampaolo Chavan
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