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14.05.2020 Tags: San Pietro in Cariano

«Decisi interventi troppo drastici»

Il municipio di San Pietro in Cariano FOTO PECORA
Il municipio di San Pietro in Cariano FOTO PECORA

«Lo sport preferito è riversare le colpe sull’amministrazione precedente per nascondere l’incapacità di gestire il Comune e fornire i servizi indispensabili alla popolazione, quando invece negli anni scorsi si è lavorato per coprire buchi e risolvere problemi senza polemiche». L’ex sindaco di San Pietro in Cariano, Giorgio Accordini, ora capogruppo di minoranza della lista «Non è politica è San Pietro» replica alle accuse di aver lasciato in eredità un buco di un milione e 600mila euro per il 2019 e causato un cataclisma nelle casse comunali. «Si parla di un disavanzo insostenibile, ma faccio notare nel maggio 2019 fu approvato un rendiconto 2018, validato da Ufficio ragioneria, Revisore dei conti e Corte dei Conti, che prevedeva un avanzo di amministrazione di un milione e 91mila tra accantonamenti e una quota di 350mila euro a disposizione per investimenti o libera», replica Accordini, arrabbiato all’idea che gli si addossi la colpa di un tracollo finanziario. «Credo che la cifra del disavanzo alla fine sarà minore del milione e mezzo e che non sia necessario, ad oggi, decidere di tagliare i servizi mettendo in ginocchio le famiglie, di azzerare i contributi e vendere parte del patrimonio comunale». Accordini sostiene che la falla apertasi nei conti sia dovuta all’avvio, l’anno scorso, di nuove regole finanziarie nazionali. «Il 2019 è stato gestito per 7 mesi su 12 dall’attuale amministrazione: c’era il tempo per correggere eventuali squilibri», dice. Le nuove regole, spiega, «impongono di accantonare somme molto più alte per garantire entrate che non si è certi di riscuotere. L’amministrazione del sindaco Zantedeschi e dell’assessore Zardini, per sopperire, ha scelto di ricostituire l’Ufficio tributi a scapito di altri settori in sofferenza. Ma la legge prevede che, se tale metodo porta a un disavanzo, questo possa essere spalmato in 15 anni, a partire dal 2021, per non mandare in crisi le amministrazioni». Questa possibilità concessa agli enti locali, secondo l’ex sindaco non giustifica pertanto la manovra della maggioranza. «Oltre a vendere quel poco che è rimasto, vuole privarsi degli introiti certi della farmacia che, tra utili e affitto, ammontano a 50mila euro annui, per una cifra ancora da stabilire ma che sarà sui 300mila. Inoltre, fa pagare alle famiglie tutto il trasporto scolastico, cioè da 25 a 100 euro al mese per bambino, e le mense». Accordini spulcia i conti discussi nella seduta consiliare di martedì. «Nella delibera di variazione di bilancio ci sono 338mila euro in meno di spese per personale, visto che nove dipendenti sono emigrati in Comuni più affidabili, e 30mila in meno per le materne private. Sono azzerati i contributi per comitato gemellaggi, consulte di frazione, Pro loco, Pari opportunità, associazioni, Cer anziani e altri. Passano da 57mila a tremila gli interventi per la promozione del territorio, nonostante ci siano 70mila euro di entrate di imposta di soggiorno che per legge vanno destinate alla promozione». Accordini non ha dubbi: si tratta di tagli troppo drastici. «Spicca l’aumento annuale di 9mila euro, per un totale di 127mila, dell’indennità di carica degli amministratori. I sacrifici non sono uguali per tutti», conclude. •

Camilla Madinelli
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