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05.06.2020 Tags: Negrar di Valpolicella

Cordata di imprese per gli scavi

Un particolare del mosaico della Villa romana riscoperta in Valpolicella
Un particolare del mosaico della Villa romana riscoperta in Valpolicella

«Cantina Valpolicella Negrar è pronta a creare una cordata di imprese e cantine vitivinicole a supporto del sito archeologico della villa romana di Negrar, di grande importanza per la Valpolicella e il Veneto, previo via libera della Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio di Verona». Lo annuncia il presidente della cantina sociale negrarese, Renzo Bighignoli, che plaude alla ripresa degli scavi e agli ultimi ritrovamenti sulle colline a nord del capoluogo. Come la riscoperta dei mosaici pavimentali eseguiti tra il II e il III secolo dopo Cristo nell’antica residenza romana scoperta dagli studiosi oltre un secolo fa, poi riscavata ed esaminata nel 1922 e nel 1975 e adesso riportata alla ribalta dalle indagini dell’archeologo della Soprintendenza veronese Gianni de Zuccato e dal team della Sap (Società Archeologica srl). Peraltro, proprio de Zuccato alcuni mesi fa si era rivolto alla Cantina con sede in via Ca’ Salgari per chiedere sostegno ai lavori di scavo e già in quell’occasione il presidente aveva dato piena disponibilità a supportare «un sito archeologico unico per rarità e bellezza dei colori dei mosaici», aggiunge Bighignoli. Inoltre, sempre Bighignoli rivela che tra i poderi agricoli interessati dalle ricerche degli archeologi che c’è anche quello della famiglia Giacopuzzi-Bronzo, socia di Cantina Valpolicella Negrar. «Anche con le sue uve viene prodotto l’Amarone Villa Espressioni, frutto di un progetto vinicolo lanciato nove anni fa, la cui etichetta omaggia la località e i reperti riproducendo un mosaico della villa romana custodito nel museo archeologico di Verona», aggiunge. L’eco internazionale suscitata dal ritrovamento, secondo la cantina sociale negrarese, è in qualche modo un’ulteriore conferma della bontà del progetto enologico e culturale condotto da un decennio nei vigneti della Valpolicella Classica per scoprirne le diversità e le originalità territoriali, suggellandone l’importanza con nomi ed etichette riconducibili alla storia del territorio d’origine. «Il nostro obiettivo rimane sempre quello: produrre l’Amarone identificativo di un territorio che porta con sé secoli di storia», commenta il direttore generale ed enologo di Cantina Valpolicella Negrar, Daniele Accordini, che insieme a Manuele Bronzo è stato nel sito scavato dagli archeologi. Questa volta, a far fare il giro del mondo ai vigneti di Villa e della vallata di Negrar a una velocità strabiliante e con una forte risonanza, hanno avuto un ruolo determinante social network e siti web. Il continuo rilancio mediatico ha dato ancora maggiore visibilità alla bellezza e al valore culturale di una residenza rurale antica ritrovata per caso nel 1887, durante dei lavori agricoli, a più riprese indagata dagli studiosi ma fino ad oggi rimasta abbastanza sconosciuta alla gente a giudicare da reazioni e commenti dal vivo e sulle pagine social. Ora Soprintendenza e amministrazione comunale di Negrar di Valpolicella confidano che non si debba interrare tutto lo scavo di nuovo, come già è stato necessario fare in passato per favorire la conservazione del bene, ma che si possa invece arrivare nel giro di qualche anno alla creazione di un sito storico culturale in grado di accogliere i visitatori e valorizzare l’intera area. Un proposito che per essere concretizzato, però, avrà bisogno di ingenti risorse economiche. •

Camilla Madinelli
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