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30.07.2019

Cinghiali, l’emergenza è continua

Comune di Sant’Anna d’Alfaedo:  danni provocati dai cinghiali sui pascoli di Malga Fanta sul Corno d'Aquilio
Comune di Sant’Anna d’Alfaedo: danni provocati dai cinghiali sui pascoli di Malga Fanta sul Corno d'Aquilio

Sconfortati e delusi. E anche parecchio preoccupati. Sono i sindaci di Sant’Anna d’Alfaedo, di Marano, di Fumane, di quell’area che va dalla Valpolicella alla Lessinia e che conta, tra i suoi abitanti, una popolazione sempre più numerosa di cinghiali. «Creano danni economici a chi ha campi e allevamenti. E rappresentano un problema sempre più serio per la sicurezza», commenta Giuseppe Zardini, primo cittadino di Marano. Nel suo Comune, venerdì scorso, Tiziano Venturini, residente a Fumane, è stato attaccato da un gruppo di cinghiali, almeno sette stando alla testimonianza dell’uomo. Tornava da una cena a Sant’Anna d’Alfaedo: verso le 23, aveva superato Cerna e si trovava all’altezza di Monte Noroni quando sono apparsi i cinghiali. LUI NE È USCITO illeso, la sua auto danneggiata. Poteva andare peggio, certo, sta di fatto che negli ultimi anni episodi analoghi si ripetono: questi animali arrivano fino ai centri abitati, attraversano strade ad alta percorrenza, si avvicinano alle case, ai cortili, ai giardini. E fanno paura. «Lo scorso anno hanno attaccato il cagnolino di un residente, nei mesi scorsi una signora che abita a San Rocco se li è trovati in cortile», racconta il sindaco di Marano. «Mi rivolgerò al Prefetto, per capire se è possibile valutare un problema di sicurezza per le persone e adottare quindi misure idonee», aggiunge Zardini, primo cittadino da poche settimane ma ben consapevole che «come amministrazioni comunali possiamo fare poco. C’è chi ha provato a fare delle ordinanze, ma sono state bloccate: questa materia è competenza di altri enti, di Provincia, Regione e Stato. Eppure è evidente che la caccia su selezione, avviata da tempo in Lessinia e quest’anno anche sul Baldo, non sta dando risultati, oltre ad essere complessa e onerosa per i cacciatori. Sono convinto che l’unica soluzione sia la caccia libera, magari valutando anche degli incentivi: solo così si può ridurre il numero di esemplari che stanno prolificando nella provincia». Della stessa idea Raffaello Campostrini, il sindaco di Sant’Anna d’Alfaedo confermato due mesi fa. «Quando portiamo ai tavoli questo problema, sembra che siamo noi gli esagerati. Eppure il danno economico che i cinghiali stanno provocando al nostro territorio è ingente e quotidiano. Gli episodi che riguardano la sicurezza delle persone ci sono, ma più sporadici: il risultato è che non si parla mai della situazione con la quale ogni giorno devono fare i conti agricoltori e allevatori. Poi non stupiamoci se la gente decide di abbandonare la montagna». CAMPOSTRINI è sconfortato, «io e i miei colleghi ci sentiamo abbandonati», spiega, sottolineando che «le decisioni vengono prese in Provincia e in Regione anche se in realtà sembra che a decidere siano le idee degli ambientalisti. Noi non abbiamo modo di intervenire e manca una volontà chiara da parte della politica». Come per Zardini, anche per il sindaco di Sant’Anna la soluzione è «la caccia libera, nel rispetto ovviamente della sicurezza delle persone. La caccia su selezione, come fatta ora, è troppo complessa, prevede protocolli complicati che fanno passare la voglia a qualsiasi cacciatore armato di buone intenzioni». «Questa deve diventare una priorità anche degli altri enti, che non hanno invece la dimensione reale del problema, sicuramente non quanto l’abbiamo noi sindaci del territorio», aggiunge Daniele Zivelonghi, alla guida dell’amministrazione comunale di Fumane. «Da Molina al capoluogo», ammette, «i miei incontri con i cinghiali sono pressoché quotidiani», a dimostrazione che questi animali sono ormai scesi nelle aree a più alta densità abitativa, alla ricerca probabilmente di cibo e di spazio vitale. Basti pensare a quanto accadde nel dicembre scorso davanti a Villa della Torre, quando un gruppo di cinghiali tentò di saltare sulle mura scappando poi tra le auto. Zivelonghi propone però un metodo più «scientifico» per trovare una soluzione: «Nei mesi scorsi avevamo contattato alcune associazioni venatori per avere uno studio faunistico di sostenibilità. Per capire, cioè, come intervenire con un controllo del fenomeno rispettando però il territorio e chi lo abita. Abbattere tutti gli esemplari non può essere la soluzione, tuttavia è indispensabile intervenire». E ora tutti, dagli amministratori, agli agricoltori che ogni giorno fanno la conta dei danni, ai cittadini che rischiano di pagare un problema di sicurezza, chiedono nuove e decisive misure. •

Francesca Lorandi
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