Calabrese Levi pronto allo screening

L’uscita di scuola dal Calabrese Levi avviene a orari scaglionati per scongiurare assembramenti e contagi   FOTO PECORALa dirigente Stefania Be
L’uscita di scuola dal Calabrese Levi avviene a orari scaglionati per scongiurare assembramenti e contagi FOTO PECORALa dirigente Stefania Be
L’uscita di scuola dal Calabrese Levi avviene a orari scaglionati per scongiurare assembramenti e contagi   FOTO PECORALa dirigente Stefania Be
L’uscita di scuola dal Calabrese Levi avviene a orari scaglionati per scongiurare assembramenti e contagi FOTO PECORALa dirigente Stefania Be

I dettagli sono ancora de definire. Nell’attesa che nuove indicazioni arrivino dall’Ulss 9, c’è la soddisfazione di essere uno dei 15 istituti scelti dalla Regione per il progetto delle scuole sentinella. E c’è anche l’entusiasmo di dare un importante contributo alla ricerca che punta a indagare in che modo il Covid 19 si diffonda negli istituti scolastici. «Abbiamo riscontrato questo entusiasmo nei docenti ma anche nelle famiglie, felici di far parte del progetto», spiega Stefania Be, dirigente scolastica del Calabrese-Levi di San Pietro in Cariano. L’istituto sarà infatti in prima linea nel programma di monitoraggio contro il Coronavirus in Veneto. Con altre due scuole superiori veronesi – il Silva-Ricci di Legnago e il Messedaglia di Verona – è tra le 15 individuate dal Dipartimento di Igiene Pubblica dell’Università di Padova che, fino a giugno, prenderanno parte alla nuova iniziativa annunciata dal presidente della Regione Luca Zaia. Il progetto, realizzato in accordo tra il Dipartimento Prevenzione e l’Ufficio scolastico regionale, si propone di «monitorare la situazione epidemiologica e la circolazione del virus in ambito scolastico attraverso una sorveglianza attiva che consenta di adeguare le misure di sanità pubblica al variare dello scenario epidemiologico». Quindi, seguendo un calendario ben preciso che l’istituto definirà con la collaborazione del Servizio Igiene e Sanità pubblica dell’Ulss 9 (Sisp), verranno sottoposti al tampone nasale e al test sierologico, all’interno delle mura scolastiche, studenti, docenti e collaboratori. «Siamo stati scelti per una questione di territorialità», spiega la dirigente scolastica, «oltre che per le dimensioni dell’istituto che conta 1.400 studenti. Inoltre ci saranno dei vantaggi per gli alunni dell’indirizzo di Scienze applicate, che potranno vedere come viene strutturata, concretamente, questo tipo di attività dall’elevato interesse scientifico». Nei giorni scorsi l’istituto ha saputo di essere stato tra quelli selezionati dagli uffici regionali. «La decisione doveva passare attraverso l’approvazione del consiglio d’istituto», spiega Be, «ed è stato entusiasmante vedere come, oltre agli insegnanti felici di poter contribuire a questo studio, anche i genitori hanno dato con gioia la loro disponibilità, convinti che in questa emergenza ciascuno debba fare la propria parte». In questi giorni la scuola sta raccogliendo il consenso informato firmato dalle famiglie degli studenti, necessario per sottoporre i ragazzi ai test: chi non vorrà farlo semplicemente non sarà coinvolto, senza alcuna conseguenza. «Nelle prossime settimane ci verranno date le indicazioni sulle modalità di svolgimento dello screening: di sicuro», prosegue la dirigente, «si procederà con una sezione alla volta, con gruppi campione per ogni annata. Completata la rotazione, si ripartirà seguendo lo stesso ordine, in modo da ricoprire l’intero periodo previsto dal sistema di sorveglianza. Poi si procederà per campione anche tra il personale docente e non docente che avrà aderito». I risvolti di questo progetto sono rilevanti, sotto diversi aspetti. Intanto verranno date maggiori garanzie in termini di salute agli studenti e alle loro famiglie. «Inoltre», prosegue Be, «penso che rendersi disponibili, in questo momento, sia utile per supportare la comunità scientifica ma anche quella civile nel superamento di una fase emergenziale: è importante avere dati che diano consistenza alle scelte di apertura o chiusura delle scuole». Questo primo mese di lezioni in presenza al 50 per cento, al Calabrese Levi è andato bene, il bilancio della dirigente è positivo: «Non abbiamo registrato cluster», conclude la preside Stefania Be, «solamente due, tre classi hanno dovuto tornare in didattica a distanza dopo la riapertura, a causa di casi positivi segnalati tra gli studenti. L’organizzazione regge, e sarebbe gestibile anche con una presenza al 100 per cento: ovviamente così è ancora più controllata. I ragazzi lavorano, sono bravi, attenti a rispettare le regole». • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Francesca Lorandi

Suggerimenti