Il racconto

Viaggio tra i paesi della Lessinia, dove il telefono non suona mai

Test in contrada Sol, a Bosco Chiesanuova (Foto Pecora)
Test in contrada Sol, a Bosco Chiesanuova (Foto Pecora)
Lessinia tagliata fuori dal mondo, le voci (video Pasetto)

Una Lessinia a singhiozzo. Fatta di centri abitati «iperconnessi», dove ripetitori telefonici e la fibra azzerano le distanze con il resto del mondo, e di suggestive contrade, dove anche solo mandare un messaggio può risultare un’impresa.

«In casa? Posso chiamare solo con il telefono fisso oppure utilizzando il wi-fi per le chiamate Whatsapp», conferma Giuseppe Giacomi. «Una passeggiata? Impossibile quando facevo l’infermiere: se avevo la reperibilità, non potevo permettermi il lusso di uscire, sarei stato irraggiungibile». In centro va meglio, il segnale c’è. Il difficile, semmai, è trovare l’operatore che garantisca la copertura più forte. «Abbiamo cambiato diversi gestori», racconta Massimiliano Scandola, dell’omonimo negozio di alimentari di Erbezzo.Qui l’annus horribilis è stato il 2018: «Raffiche di vento», nei giorni in cui nel Veneto orientale e sul Baldo imperversava la tempesta Vaia, «devono aver danneggiato dei ripetitori. Da allora, per chi aveva Vodafone, non è più stato come prima». San Francesco, frazione di Roverè. «Per chi ha Tim, qui, niente da fare», dicono all’Hotel ristorante Grossule. «Occorre avere Wind o Iliad. Gli altri, in alternativa, possono entrare in chiesa». Prego? «Sì, è uno dei pochi posti dove prende».

Cinque chilometri dal centro di Bosco Chiesanuova: contrada Beccherli, una decina di abitazioni, un solo residente stabile. «Ho un’azienda agricola, non ho bisogno di lavorare in casa», racconta Giammaria Bernardi, «ma per fortuna, perché sarebbe impossibile. Siamo in una “buca“, solo all’ultimo piano, posizionando il telefonino sul davanzale di una finestra, arrivo forse a due “tacche“». Internet? «La fibra corre sulla provinciale, di fare una diramazione di pochi metri fin qui non se ne parla, fino almeno al 2026». Un isolamento che, di certo, non aiuta il ripopolamento di queste aree.

A San Francesco, frazione di Roverè, a due passi dalla piazza capita di imbattersi in un vero «reperto» come una cabina Telecom modello Rotor. «Abbiamo chiesto noi cittadini di poterla mantenere», racconta Silvia Fiorentini, del ristorante Orfea, «perché alcune persone tuttora non hanno il telefono». «Può sembrare strano avendo tutti con noi i telefonini», racconta Alice Filippozzi, che gestisce il bar a San Valentino di Badia Calavena, proprio sopra a un’altra cabina, «ma è capitato di vedere alcuni miei clienti servirsene».

 

Nel video le testimonianze di Giuseppe Giacomi di Fosse di Sant'Anna D'Alfaedo, Antonietta Lavarini del B&B Contrade Alte a Fosse di Sant'Anna d'Alfaedo, Massimilano Scandola dell'Alimentari Scandola di Erbezzo, Giammaria Bernardi di Contrada Beccherli a Bosco Chiesanuova, Silvia Fiorentini del Ristorante Orfea a Francesco di Roverè.

Elisa Pasetto