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18.04.2019

Viaggio siderale sulle orme della cometa 67P

Alcune meteoriti dei coniugi Tomelleri FOTO AMATO
Alcune meteoriti dei coniugi Tomelleri FOTO AMATO

È stata una sera sospesa fra cielo e terra quella organizzata da Le Falìe e Museo Geopaleontologico di Camposilvano nel Teatro Orlandi di Velo dove Matteo Massironi, docente di Geologia planetaria all’università di Padova, ha guidato i numerosi presenti in un viaggio siderale a bordo della cometa 67 P, mentre Giorgio Tomelleri e sua moglie Lina, cercatori di meteoriti, hanno raccontato come si possano fare incontri straordinari con frammenti arrivati dallo spazio. L’incontro è stato organizzato a margine del team meeting del progetto europeo PlanMap, che ha visto una ventina di scienziati da Francia, Germania, Regno Unito e Italia, geologi, astronomi, esperti di immagini satellitari, coinvolti in varie missioni spaziali, radunati per confrontarsi sulle prime carte geologiche planetarie di Luna, Marte e Mercurio. Massironi ha raccontato il viaggio della cometa, un’orbita di sei anni che supera le 5 unità astronomiche, cioè cinque volte la distanza della Terra dal Sole, che è di 150 milioni di chilometri. Le comete si formano dal collasso di nebulose nella parte più lontana dal Sole, dove aggregano ghiaccio e materiali organici che formano la coda e che verrà ridotta dall’evaporazione a ogni passaggio accanto al Sole. Un viaggio fantastico «che racconta potrebbe esserci vita nell’universo perché le comete conservano le origini della nostra vita e conosciamo il nucleo della Terra perché possiamo studiare quello che c’è in comete e meteoriti», ha osservato Massironi, lasciando il campo a Lina e Giorgio Tomelleri che hanno spiegato come e perché le meteoriti si trovino più facilmente nelle aree desertiche: nere per la crosta di fusione che le avvolge dall’impatto con l’atmosfera terrestre, sono più evidenti su una distesa di sabbia col sole alle spalle. Si distinguono dalle rocce comuni per l’orientamento, la crosta, a volte per il magnetismo. È il caso del meteorite di circa 400 grammi, classificato Nwa (North West Africa) 7387 dal comitato della Meteoritical Society di Londra, che non era magnetico e che lo stesso Tomelleri stava per scartare, ma che poi si è rivelato essere una roccia proveniente da Marte. «Sappiamo che ogni anno circa 200 tonnellate di materiale extraterrestre arriva sul nostro pianeta: la parte di mondo abitata è ben poca cosa rispetto a oceani, deserti e montagne dove finisce la maggior parte dei reperti. Per questo è raro trovarli, ma non impossibile», ha spiegato Tomelleri, prima di lasciare che fossero decine di mani a toccare reperti rari, antichi e lontani. •

V.Z.
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