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12.12.2019

Serre e nylon battono il Comune al Tar

Distesa di serre di fragole sul paesaggio della Lessinia
Distesa di serre di fragole sul paesaggio della Lessinia

Se da un lato si lavora per iscrivere l’Alta Lessinia nel Registro nazionale dei paesaggi rurali storici, dall’altro si opera per trasformarla in fonte di reddito su strade finora inesplorate e sicuramente non storiche. Quello che sta accadendo a Velo, ed è accaduto prima in località Maregge di Bosco Chiesanuova, con gli insediamenti di serre per la coltivazione in quota delle fragole, va sicuramente nella direzione della trasformazione del territorio e del paesaggio. Giova a pochi e non piace a molti: un processo nato prima timidamente in vallette seminascoste, poi con sempre più coraggio e alla fine insolenza appariscente e sfacciata, crescono serre coperte da nylon sui dolci contorni della Lessinia. Il paesaggio rurale storico non si può dire sia rappresentato da quello che si vede a Maregge né da quanto sta crescendo sotto le contrade storiche di Purga e Bortoletti, quest’ultima con un bell’esempio di architettura cimbra restaurata con passione e criterio scientifico come in pochi altri angoli. Ma davanti alle case cimbre, invece del naturale paesaggio di una valletta che precipitava fra diverse tonalità di verde, oggi c’è una foresta di archi in alluminio e coperture impermeabili bianche, con enormi vasche di raccolta dell’acqua. Un danno reversibile a un primo colpo d’occhio, se non fosse per la pavimentazione del pascolo con strade di servizio, dove l’erba ha lasciato il posto al pietrisco che non se ne andrà più da lì. L’amministrazione comunale del sindaco Mario Varalta, di fronte all’ennesima richiesta di ampliamento della coltura ha deciso uno stop, non considerando le strutture «serre stagionali per le quali non è prevista la necessità di rilascio del permesso di costruire», ma opere fisse vere e proprie che non vengono smontate al termine della stagione ma restano sul terreno per il ciclo successivo di coltivazione nell’anno seguente. Non si configurerebbero quindi come strutture provvisorie ma stabili e pertanto necessarie di autorizzazione edilizia. Questo il parere del Comune, contro il quale la società agricola Ceradini B&C è ricorsa al Tribunale amministrativo regionale vincendo la causa contro il Comune. «Dal 2011 è cominciata in quel sito la coltivazione di fragole in serra», ricorda il sindaco Varalta, «e nel 2015 ci era stato chiesto un piccolo ampliamento con l’assicurazione che sarebbe stato l’ultimo». Con questa garanzia, il Comune autorizzava la Scia (Segnalazione certificata di inizio attività). Nel 2017 lo stesso ente approvava un Piano degli interventi in cui cercava di mettere delle limitazioni, non tanto contro l’azienda Ceradini ma perché da quel momento in avanti altri non potessero più chiedere simili autorizzazioni. Ma successivamente al Piano degli Interventi, l’azienda Ceradini presentava un’ulteriore richiesta di ampliamento, alla quale il Comune rispondeva che non sarebbe bastata la Scia ma sarebbe servito un permesso di costruire, perché l’intervento non era affatto provvisorio, in quanto sul prato venivano costruite strade di accesso con tanto di sottoservizi come tubi di irrigazione e quant’altro necessario per la coltura. Questo generava da parte dell’azienda agricola il ricorso al Tar e la conseguente sentenza con riconoscimento delle proprie ragioni e la condanna del Comune a rifondere tremila euro di spese di lite. Una storia triste che ha poco a che vedere con cultura, paesaggio e salvaguardia, ma con interessi privati, per quanto leciti e legittimi. Si poteva evitare questo epilogo? Per il sindaco Varalta non c’era altra strada per fermare l’avanzata delle serre che quella di porre limiti e regole rivelatisi inefficaci, alla luce della sentenza. La Regione, che sulla questione doveva deliberare ancora anni fa, latita e gli annunciati provvedimenti di legge per la tutela del paesaggio sono lettera morta. Sui social spopolano le foto dei paesaggi romantici, di vacche al pascolo, di tramonti e albe sui tetti in pietra a raccontare una magica Lessinia: un miraggio, appunto. •

Vittorio Zambaldo
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