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05.01.2020 Tags: Selva di Progno

Un presepe monumentale che unisce Palestina e Lessinia

È l’incontro, ben rappresentato da una grande scultura di Mauro Ferrari dell’Annunciazione, il tema del presepe costruito dal gruppo di giovani dell’Unità pastorale della Lessinia orientale nella chiesa di San Bartolomeo delle Montagne. Per il sedicesimo anno consecutivo, per tre sere alla settimana, da inizio novembre a Natale, una quindicina di ragazzi e ragazze, coordinati da Giuseppe Anselmi, si sono affaccendati attorno al monumentale progetto di presepe che ogni anno accoglie i fedeli all’ingresso della chiesa. «L’incontro è anche il simbolico abbraccio che diamo a quanti entrano e si accostano al presepe e al suo messaggio che quest’anno abbiamo dilatato anche agli altari laterali», spiega Anselmi la sera dell’antivigilia di Natale, mentre fervono i preparativi. È perfetta l'ambientazione lessinica con le case in pietra, alcune anche del peso di 70 chilogrammi, che riproducono fedelmente modelli reali esistenti sull’altopiano, frutto del lavoro certosino di Gianni Della Valle che ogni anno incrementa il patrimonio con nuove realizzazioni, case del paese di San Bortolo o delle sue contrade da cui prende ispirazione. La parte esterna del presepio riproduce il paesaggio di fantasia della Lessinia-Palestina di duemila anni fa. L’interno è invece dedicato ai mestieri con numerosi personaggi, ognuno provvisto di un proprio movimento autonomo. Centrale la scena della Natività con tutti i protagonisti in movimento, mentre attorno è un fermento di attività umane. Fuori dal percorso, che è dominato dalla grande cascata d’acqua che muove la ruota di un mulino, un pozzo in pietra raccoglie i biglietti con i desideri e le preghiere dei visitatori. «Se possiamo ampliare il presepio anche sugli altari laterali è merito dei sacerdoti dell’Unità pastorale che per due mesi ci lasciano a disposizione la chiesa che trasformiamo in un cantiere», osserva Giuseppe. La narrazione prosegue in forme più astratte sugli altari laterali: su uno Angelo, dell’associazione La fata della Luna, ha reinterpretato «Il piccolo principe», ricreando la Natività sulle ali di un biplano; il gruppo delle mamme ha creato un presepio nella bambagia, dove predomina il bianco della purezza e della perfezione; un’altra scultura di Ferrari, una mano maschile e una femminile che sorreggono il Bambino, evoca maternità e paternità; e infine un altare vuoto con solo sassi e muschio richiama che tutti abbiamo la possibilità di scoprire doni e talenti, ma non sempre riusciamo ad elevare qualcosa di costruito nella nostra vita. Vicino all’uscita, l'espositore con i lavori che il gruppo realizza durante l’anno e mette in vendita per beneficenza; da sempre l’intero ricavato va alle necessità della parrocchia, ma anche a finanziare un’opera in Guinea Bissau, a pagare il riscaldamento per tutto l’anno alla casa famiglia di Brentino Belluno; a sostenere l’azione di due missionari a Cuba; per un'adozione a distanza; per la costruzione di una cappella destinata all’adorazione perpetua chiesta da un missionario in Uganda. Il presepio è visitabile tutti i giorni fino al 16 febbraio. •

Vittorio Zambaldo
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