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05.11.2019

Terra dell’Ortigara deposta nel cippo

La cerimonia religiosa che ha accompagnato la celebrazione dell’Unità nazionale FOTO AMATO
La cerimonia religiosa che ha accompagnato la celebrazione dell’Unità nazionale FOTO AMATO

La pioggia ha rovinato la celebrazione all’aperto, ma non lo spirito con cui i combattenti e reduci e gli alpini di Roverè hanno voluto celebrare la festa delle Forze armate, dell’Unità nazionale e dei caduti di tutte le guerre. Al termine della messa, celebrata dal parroco don Matteo Zandonà, dall’ambone sono stati letti i nomi dei compaesani Caduti fin dalla guerra di Eritrea di fine Ottocento al secondo conflitto mondiale, mentre tutti rispondevano «Presente!». Sono intervenuti la sindaca Alessandra Ravelli e il consigliere provinciale Stefano Marcolini. Ravelli ha salutato le associazioni del paese e ringraziato combattenti e alpini per le loro attività a favore del paese: «Oggi celebriamo le Forze armate che sono i nostri angeli che difendono la pace in Patria e all’estero. Ma celebriamo anche l’Unità nazionale attorno a un monumento i cui nomi incisi ci rendono orgogliosi e ci danno la forza di guardare al loro esempio del passato per costruire il nostro futuro», ha detto la sindaca, ricordando il viale della rimembranza con una targhetta per ogni nome di soldato indicato su ogni albero piantato. Marcolini ha sottolineato il valore dell’accoglienza con chi chiede ospitalità e rispetta le nostre regole: «Abbiamo il dovere di predicare pace e tolleranza, di perdonare e di non portare rancore, insegnando questo ai nostri figli», ha aggiunto. Proprio i bambini della scuola primaria, dopo aver cantato l’inno nazionale, hanno recitato ai piedi del presbiterio il girotondo della pace, filastrocca di Francesca Capelli che ricorda quanto sia da preferire la pace alla guerra: questa fa piangere ogni cosa, mentre «la pace è tutta rosa / fa sorridere ogni cosa». Al termine hanno distribuito fra i presenti un braccialetto tricolore da loro realizzato mentre le note di «Signore delle cime», intonate dalla Schola cantorum San Nicolò, chiudevano la cerimonia in chiesa e preparavano la sfilata verso il monumento dove Giuliano Fiorentini ha deposto nel cippo, scavato appositamente nel rosso ammonitico, un vaso con una manciata di terra che lui aveva raccolto sul Monte Ortigara nel 2017, in occasione del pellegrinaggio nazionale del centenario della sanguinosa battaglia. «Si chiude con questa cerimonia anche la celebrazione del centenario di fondazione della nostra Associazione nazionale alpini», ha ricordato il capogruppo Fabrizio Pomari: «e questa terra intrisa del sangue di migliaia di soldati caduti vogliamo che trasmetta alle nuove generazioni memoria e riconoscenza per quei giovani ragazzi che hanno sacrificato la loro vita». Il cippo riporta la scritta Monte Ortigara e le date 1917-2017 dove la T di Ortigara raffigura un palo che sorregge un filo spinato e si trasforma in croce. La nicchia è chiusa da una lastra di ferro con inciso il profilo di un solato intento a deporre un fiore su quella zolla di terra consacrata dal sangue di tanti commilitoni. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Vittorio Zambaldo
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