Sulle tracce del lupo

Siamo nel pieno della fase di monitoraggio dei lupi, favorita dall’abbondante precipitazione nevosa che ha caratterizzato i mesi di dicembre e gennaio. Se prima le regole sugli spostamenti nelle regioni rosse e arancione impedivano che alle operazioni partecipassero anche i componenti volontari di gruppi e associazioni, ora, con la colorazione gialla, sono riprese le attività di monitoraggio per tutti. È infatti partitolo lo scorso ottobre e si concluderà a marzo, un progetto nazionale promosso dall’Ispra (Istituto per la protezione e la ricerca ambientale), organismo del ministero dell’Ambiente, per il monitoraggio, dalla Calabria alla Valle d’Aosta e che solo sulle Alpi coinvolge 515 operatori e 45 enti per conoscere la distribuzione e la consistenza numerica del lupo in Italia. LA SCELTA DEL PERIODO coincide con quella in cui i cuccioli nati nell’anno si muovono all’interno del territorio del branco ed è quindi il periodo con maggior mobilità presente. A ogni incaricato sono affidati dei transetti, cioè un’area geografica delimitata, da percorrere da tre a sei volte in modo continuo e lungo la quale raccogliere escrementi, pelo, fotografare tracce sulla neve, tutto quanto possa servire a identificare una popolazione di predatori e la loro composizione. MA A CHE COSA SERVE sapere quanti lupi ci sono? Il dato è il punto di partenza di qualsiasi scelta gestionale e un dato oggettivo fornisce la base per intavolare una discussione sulle strategie da adottare con soluzioni condivise e supportate scientificamente. Più dati scientificamente supportati si raccolgono, nel rispetto di rigidi protocolli, più c’è speranza di arrivare a soluzioni efficaci e condivise, per questo il monitoraggio è aperto a figure istituzionali come i carabinieri forestali e polizia provinciale, ma anche a associazioni di allevatori e cacciatori, oltre che a privati cittadini. Per questi ultimi è stato avviato un progetto di Cityzen Science, che dopo adeguata formazione e copertura assicurativa, permette di essere impiegati sia nel monitoraggio sia sulla comunicazione. DAL 2019 e fino al 2024 è attivo inoltre Life WolfAlps Eu, seconda edizione ampliata del progetto Life WolfAlps conclusosi nel 2018. L’obiettivo è sempre quello di «migliorare la coesistenza fra il lupo e le persone che vivono e lavorano sulle Alpi costruendo e realizzando soluzioni condivise insieme ai portatori di interesse, per garantire la conservazione a lungo termine del lupo sulle Alpi». DISPONE DI 12 MILIONI di euro di cui 7 milioni con contributo finanziario dell'Unione Europea, soldi destinati a progetti di conservazione. In particolare diretti al coordinamento, alla prevenzione e al sostegno agli allevatori per studiare insieme come evitare i danni da predazione o quantomeno limitarli; all'antibracconaggio con la formazione di squadre cinofile antiveleno; allo studio del rapporto fra predatori e prede, come chiesto dai cacciatori, per capire quale sia l’impatto dei lupi sulla popolazione di ungulati; al controllo dell’ibridazione, fenomeno che si sta affacciando anche sulle Alpi; all'ecoturismo, all'educazione ambientale, alla comunicazione. LA DIFFERENZA con il precedente progetto Life è che da strettamente italiano, con una collaborazione con la Slovenia, questa nuova edizione abbraccia la sfida di mettere insieme tutti i partner e i progetti di conservazione del lupo che gravitano attorno alle Alpi, coinvolgendo quindi oltre all’Italia anche la Francia, l’Austria, la Slovenia e marginalmente anche la Baviera, per provare a gestire la presenza del lupo a livello dell’intera popolazione alpina oltre i confini geografici e politici, migliorando le strategie. VI PARTECIPANO più di 120 enti e istituzioni, 19 partner (13 italiani e due ciascuno per Francia, Austria e Slovenia). La Regione Veneto non è partner come nella prima edizione, ma è presente con la Direzione Ambientale Caccia e Pesca come supporter, assieme a un centinaio di enti e associazioni che collaborano con il progetto con budget e forze proprie, perché hanno obiettivi in comune con Life WolfAlps Eu. •

Vittorio Zambaldo