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12.10.2019

Sul Parco della Lessinia è frattura

La Lessinia vista da Cerro
La Lessinia vista da Cerro

Massimo Sauro, presidente della Riserva alpina di caccia di Bosco Chiesanuova e Marcantonio Grizzi, dell’Associazione proprietari di malghe e terreni della Lessinia, sono stati eletti dalla Comunità del Parco come primi rappresentanti del comitato direttivo con funzione di giunta, a cui si aggiungeranno i tre nominati dal governatore Luca Zaia e tra loro cinque sarà indicato dallo stesso Zaia anche il presidente. L’assemblea, che ha visto la presenza di 22 dei 25 convocati, è stata presieduta dal consigliere più giovane (Nicolò Frigo, eletto come rappresentante delle associazioni ittiche) con la presenza del commissario straordinario Stefano Angelini e del responsabile del settore Parco e cultura Diego Lonardoni. Se la nomina di Grizzi è stata all’unanimità e con voto palese, quella di Sauro, che fino ad allora era comunque l’unico candidato ad aver presentato candidatura e curriculum, è venuta a scrutinio segreto e dopo una discussione di oltre un’ora che ha visto alla fine dividersi il gruppo dei sindaci. Nonostante la prolusione del commissario, che si è limitato a ricordare la procedura prevista dalla legge e di Lonardoni che si è rivolto all’assemblea chiedendo di «fare come fate normalmente nella vostra vita professionale e di amministratori: operate nel diretto interesse dell’ente che si avvicina a celebrare i suoi primi trent’anni di vita», la frattura si è consumata. «Questo non è il Parco in Lessinia ma della Lessinia», ha esordito Sauro presentandosi, «dobbiamo pertanto riscrivere le regole partendo da chi ci vive e ci lavora. Compito dell’ente è recepire queste esigenze e farsi portavoce di questo». L’interrogativo di Claudio Melotti, sindaco di Bosco Chiesanuova che ha chiesto se qualcuno conoscesse i nomi dei tre che devono essere nominati nel direttivo da Zaia, ha avviato la discussione, a cui si è unita anche Chiara Tosi, in rappresentanza delle associazioni ambientaliste, che ha ribadito l’importanza del rispetto delle quote rosa, come previsto dalla legge per gli organi di secondo livello. La domanda di Melotti era funzionale a capire l’orientamento di Zaia che sarebbe stato determinate nella scelta dei sindaci che chiedevano un’equa distribuzione della rappresentanza per tutto il territorio del Parco. «Vorrei si ripartisse con un Parco che fosse anche condivisione di tutte le amministrazioni, al di là degli orientamenti politici di ciascuno, mentre la candidatura di Sauro non lo è stata ad esempio con Bosco Chiesanuova», ha ribadito Melotti, precisando di non aver nulla di personale nei suoi confronti tanto più che è stato suo consigliere nel quinquennio conclusosi lo scorso giugno ed è pure suo parente, «ma è difficile immaginare un governo del territorio del Parco, dove il nostro Comune ha 40 chilometri quadrati di superficie, senza una partecipazione convinta di tutti i sindaci». È stato a questo punto che è spuntata la candidatura della sindaca di Roverè Alessandra Ravelli, «per rispetto delle quote rosa e per creare la convergenza dei sindaci su un loro rappresentante», ha spiegato la prima cittadina, ricevendo l’appoggio esplicito di Melotti, disponibile a votare qualunque collega si fosse candidato. A Carmelo Melotti, rappresentante del Cai e delle associazioni ambientaliste, che ha fatto osservare a Sauro di essere espressione solo di una parte della società civile e chiesto un’assunzione di responsabilità ai sindaci per un percorso condiviso, ha risposto Sauro dichiarando che nel direttivo del Parco «non rappresento solo le mie passioni, ma tutte le problematiche di chi vive e lavora in Lessinia». Prima della votazione è intervenuto anche il presidente della Provincia Manuel Scalzotto osservando che «è nella natura delle cose che si crei una maggioranza e una minoranza, anche se credo che Zaia terrà conto delle osservazioni emerse dalle richieste dei sindaci». La votazione ha sancito la spaccatura: dei 22 presenti (mancavano due sindaci) i voti si sono così distribuiti: 13 a Sauro, 7 a Ravelli e due schede bianche. •

Vittorio Zambaldo
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