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01.06.2020

Sul lago col marito disabile: multata

La carrozzina (in questo caso vuota) di un disabile di fronte al lago
La carrozzina (in questo caso vuota) di un disabile di fronte al lago

Dopo due mesi di isolamento a causa della pandemia di Covid-19, Anna (nome di fantasia) era arrivata allo sfinimento, perché oltre alle restrizioni, a cui tutti siamo stati sottoposti, aveva anche il peso maggiore di un marito disabile al cento per cento e di un figlio con la sindrome di Down. Arrivata sull’orlo dell’esaurimento, per le comprensibili tensioni che questa situazione avrebbe comportato per chiunque, aveva chiesto e ottenuto una deroga attraverso un certificato medico per poter uscire dai confini del proprio Comune con il marito. «A lui piace il lago e quel paesaggio lo rilassa molto. In quei giorni di lockdown avevamo deciso per una passeggiata sul lungolago scegliendo la pista ciclopedonale in località Campanello nel comune di Castelnuovo del Garda», racconta Anna, che per questa uscita dal paese della Lessinia, dove abita, si è vista arrivare a casa un verbale di 400 euro dalla polizia locale del paese rivierasco che le contesta la violazione delle misure di contenimento per evitare la diffusione del virus. Era il 22 aprile, ed erano in vigore i quattro decreti del mese di marzo del presidente del Consiglio dei ministri, i più restrittivi in materia. «Ero seduta su una panchina, mio marito vicino a me in sedia a rotelle. Siamo rimasti sul posto per tre ore e saranno passate in tutto quel pomeriggio tre persone, tutte a debita distanza», racconta Anna. Poi arrivò la polizia locale, con due agenti addetti ai controlli. «Tenendosi a distanza, mi chiesero perché non indossavo la mascherina e risposi che ce l’avevo in tasca ma che essendo solo noi due in quel momento non la indossavo. Non mi fu fatto nessun obbligo né di mostrarla né di indossarla, ma solo di fornire un documento che gli agenti registrarono». Dopo cinque giorni venne steso il verbale, in cui si contesta ad Anna la mancanza di mascherina e il fatto di trovarsi a più di 60 chilometri dalla propria residenza. Il verbale riporta correttamente che Anna ha precisato di «aver portato il marito disabile a vedere il lago per motivi di salute, come mi ha detto il medico curante». È altresì specificato che la sanzione di 400 euro viene ridotta a 280 euro se pagata entro cinque giorni. «Io credo che il beneficio della persona doverebbe essere prevalente su ogni norma, tanto più che in questo caso specifico non stavamo in presenza di nessun altro e non c’era assembramento. Erano giorni in cui anche l’utilizzo delle mascherine non era chiaro, ma mi amareggia sopratutto questa mancanza di sensibilità verso una situazione con persone in crisi comportamentale forte, che sfido chiunque ad affrontare», denuncia Anna. «Non ho capito perché mi si contesti il limite dei 60 chilometri, come se l'autorizzazione a uscire dal proprio Comune fosse vincolata a un chilometraggio: avevamo un certificato del medico curante che ci autorizzava a uscire dal nostro Comune e non indica nessun numero massimo di chilometri». Cita la circolare del ministero dell’Interno dove assieme ai divieti di trasferimento aggiunge anche l’indicazione di «valutazioni ponderate rispetto alla specificità di situazioni concrete» e cita espressamente la raccomandazione per le forze di polizia «per la ricerca di un giusto equilibrio tra l’attenta vigilanza e la ragionevole verifica dei singoli casi». Che nel suo caso, sostiene, non è certamente stata osservata con scrupolo. C’è anche una nota dell’Area sanità e sociale della Regione Veneto che contempla lo spostamento dalla residenza per situazioni di necessità da un punto di vista terapeutico-riabilitativo, se potesse altrimenti verificarsi un peggioramento delle condizioni generali di salute e cita specificatamente soggetti con gravi disabilità intellettiva, con disturbi dello spettro autistico e con problematiche psichiatriche «o con particolari problemi comportamentali incompatibili con una lunga permanenza in spazi chiusi». «Ho una grande amarezza per la mancanza di sensibilità e di conoscenza dimostrata dalla polizia municipale di Castelnuovo del Garda, verso le persone più deboli e in particolare verso la nostra famiglia che come probabilmente molte altre, silenziosamente si fanno carico in questo periodo di emergenza, dell’assenza dei servizi come Ceod e assistenza domiciliare, sospesi a causa della paura del contagio. Ciò ha comportato un notevole carico fisico e psicologico in situazioni già di per sé pesanti, in quanto assistere due persone con disabilità grave non è la stessa cosa che avere un solo caso. Mi chiedo se chi rappresenta i cittadini o dovrebbe tutelarli si comporterebbe in questo modo se vivesse in famiglia situazioni simili», conclude Anna. •

Vittorio Zambaldo
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