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04.04.2019

Stop all’uccisione dei lupi, è scontro sul piano

Lupi in Lessinia:  la bozza del  nuovo Piano di conservazione e gestione divide tra critiche e apprezzamenti
Lupi in Lessinia: la bozza del nuovo Piano di conservazione e gestione divide tra critiche e apprezzamenti

Reazioni di segno opposto, com’era da attendersi, alla nuova bozza di Piano di conservazione e gestione del lupo in Italia, trasmessa dal ministro dell’Ambiente Sergio Costa alle Regioni. Un documento nel quale vengono cancellate le uccisioni previste sia per i lupi sia per gli ibridi e i cani vaganti, che erano state invece inserite nelle versioni precedenti del piano presentate fra il 2015 e il 2017 dall’allora ministro Gian Luca Galletti. «Ora ci auguriamo che le Regioni favorevoli all’uccisione dei lupi, Toscana in testa, con le Province autonome di Trento e Bolzano, si mettano a lavorare seriamente per seguire le istruzioni di un Piano che prevede esclusivamente azioni di prevenzione non cruente, a tutela del lupo e delle attività umane che si svolgono sul suo territorio» è il commento a caldo di Massimo Vitturi, responsabile del settore Animali selvatici per la Lega antivivisezione (Lav). Commenta con riserva l’assessore regionale all’Agricoltura Giuseppe Pan: «Sono un po’ deluso perché in tutti i Paesi europei si cerca di favorire la convivenza tra lupi e attività antropiche, consentendo anche forme di controllo della specie, ma il nuovo Piano lupo esclude numeri controllati, prelievi e abbattimenti. Le misure promosse e incentivate dalla Regione (recinti elettrici, dissuasori acustici, cani da guardiania) non sono stati sufficienti a tenere sotto controllo l’attività predatoria dei lupi: solo nel 2018 si sono registrate 400 vittime e una cinquantina di feriti tra il bestiame domestico. Mi confronterò con i colleghi delle Regioni del Nord e della Toscana e faremo delle controproposte prima della Conferenza Stato-Regioni», conclude l’assessore Pan, ribadendo la necessità di un monitoraggio scientifico su riproduzioni e spostamenti e di un confronto sul tema della conservazione dell’ambiente montano e delle attività antropiche in quota. Per il consigliere regionale Stefano Valdegamberi: «Il testo peggiora quello precedente e il risultato sarà un aumento delle risorse sprecate per il lupo e la morte di una fetta dell'economia montana, con ricadute pesanti sull'ecosistema e sull'ambiente stesso. Un passo indietro ulteriore», ribadisce il consigliere veronese, «frutto di posizioni ideologiche e prive di buon senso perché nega a priori l’applicazione dell’articolo 16 della direttiva europea Habitat che prevede gli abbattimenti a certe condizioni. L’assurdo è che siamo il Paese europeo con il più alto numero di lupi e anche quello che vieta gli abbattimenti, ma mette in atto misure di contenimento che contengono ben poco». Coldiretti Verona, che ha incaricato un veterinario esperto di grandi predatori a seguire le aziende di montagna per difendersi dalle predazioni, considera il Piano lupo «un passo in avanti per cercare di ripristinare una situazione di equilibrio. Senza i pascoli, le montagne muoiono, l’ambiente si degrada e frane e alluvioni minacciano le città. Ci aspettiamo la stessa responsabilità nella difesa degli allevamenti e allevatori, che con coraggio continuano a presidiare le montagne e a garantire la bellezza del paesaggio». Chiara Tosi, coordinatrice regionale per il Veneto di Lipu Birdlife, esprime piena condivisione per il muovo piano frutto del lavoro di oltre 150 tra ricercatori e funzionari regionali e che ha visto il contributo delle associazioni ambientaliste come Lipu Birdlife, Enpa, Lav e Legambiente e delle associazioni dei cacciatori come Federcaccia unitamente a Coldiretti e Cisl. «Le premesse del piano sono importanti, perché richiamano il significato spirituale della figura del lupo come “simbolo della selvaticità e immagine di natura libera dall’intervento umano”. Si considera poco anche l’importanza del lupo nel contrastare l’espansione del cinghiale che ha avuto un verosimile aumento del 400 per cento negli ultimi 15 anni», precisa Tosi. E sottolinea come il piano prescriva misure importanti per contrastare il bracconaggio, come l’incremento della sorveglianza sul territorio, anche tramite i volontari, come sono le guardie volontarie Lipu, e il divieto di commercializzazione di alcune sostanze utilizzate per confezionare bocconi avvelenati. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Vittorio Zambaldo
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