Stalla del Modesto, crolla il portico

Il portico della Stalla prima del crollo, un evento che ha allarmato i cultori del territorioIl crollo del portico della Stalla del Modesto: hanno ceduto i legni
Il portico della Stalla prima del crollo, un evento che ha allarmato i cultori del territorioIl crollo del portico della Stalla del Modesto: hanno ceduto i legni

Gli anni e l’incuria hanno dato il colpo di grazia al portico della Stalla del Modesto, monumento simbolo dell’architettura rurale della Lessinia, fotografato e premiato come icona di un costruire in armonia con il territorio e le sue risorse. Pietra e legno sono i suoi elementi e il legno purtroppo ha ceduto sotto il peso della pietra, degli anni e delle intemperie, facendo perdere una parte significativa al complesso architettonico fatto di stalla, fienile, portico e ghiacciaia. La denuncia arriva dall’architetto Vincenzo Pavan che è un cultore dell’architettura lessinica e che in un sopralluogo di questi giorni ha documentato il crollo. «Uno dei gioielli dell’architettura vernacolare della Lessinia, forse il più significativo, sta andando in rovina. La Stalla del Modesto, emblema della metamorfosi della costruzione cimbra dal legno alla pietra, ha subito una devastante mutilazione con il crollo del tetto di lastre del portico», osserva Pavan. Spiega che «questo piccolo edificio, realizzato in due tempi nell’Ottocento, è particolarmente prezioso perché costituisce un esempio unico di costruzione a lastre di pietra di forte spessore, sovrapposte verticalmente e legate a incastro sugli angoli, in analogia con il sistema ligneo dei casoni d’alpeggio. «La perdita è grave», aggiunge, «perché la parte crollata, formata da una tettoia in lastre, sorretta da pilastri monolitici e racchiusa su tre lati da uno steccato di legno, non è un accessorio aggiunto in secondo tempo, ma parte integrante della struttura, nata col corpo centrale formato da stalla con fienile sovrapposto. Ce lo rivela un dettaglio costruttivo che rappresenta anche un originale nodo strutturale: ossia il prolungamento oltre la parete di una delle spesse lastre di Rosso ammonitico che serve da mensola a un puntone di legno a forcella, come rinforzo della trave laterale di sostegno del tetto». Quindi, già alla sua ideazione, il costruttore, Modesto Paggi, un contadino tagliapietra del posto, vissuto dal 1843 al 1928, pensò a questa soluzione che rivela intuizione, conoscenza dei materiali, capacità di adattarli al progetto. «Il degrado di questa parte dell’edificio era da tempo percepibile anche per la scomparsa di numerose assi di legno che chiudevano i lati del portico. Questo nuovo episodio distruttivo ci ripropone in modo serio e urgente il problema della sopravvivenza dell’architettura tradizionale dei nostri monti e degli edifici divenuti simbolo dell’originalità lessinica», prosegue Pavan, sottolineando che più di altri siti la Stalla del Modesto, insieme alla singolare ghiacciaia, alla sua strada di accesso e al meraviglioso bosco di faggi che la circonda, costituisce il perno di un complesso architettonico-paesaggistico eccezionale, premiato da una giuria di architetti nel 2007 con il prestigioso International Award Architecture in Stone. Fa una proposta-manifesto per chi ama la Lessinia: «In assenza di una sensibilità pubblica sul tema della tutela del patrimonio storico e architettonico del nostro territorio, penso che spetti alla cultura farsi promotrice di proposte, anche tecniche, per orientare in modo idoneo e tempestivo un corretto recupero dell’edificio e, in prospettiva, favorire l’adozione di norme, programmi e progetti di salvaguardia e valorizzazione anche di altri edifici storici da parte delle istituzioni pubbliche». La sindaca Alessandra Ravelli non sapeva del crollo: «Si tratta di un edificio privato, ma chiederò un immediato sopralluogo dell’ufficio tecnico». «So che è un’opera unica, ma purtroppo è difficilissimo intervenire anche quando ci sono dei fondi a bando: la frammentazione della proprietà rende a volte arduo risalire anche solo a chi chiedere di poter intervenire». Deluso e amareggiato il regista e direttore artistico del Film Festival della Lessinia Alessandro Anderloni, strenuo difensore dell’ambiente e del patrimonio storico della Lessinia: «Dopo la Colonnetta della Brea, la Lessinia sta perdendo un altro tesoro. È come se a San Pietro avessero rubato la Pietà di Michelangelo e stesse crollando il colonnato del Bernini. Mi appello ai proprietari e all’amministrazione di Roverè perché venga messo subito in sicurezza ciò che rimane della Stalla e che si cerchi una strada per un restauro che sia esempio e simbolo per il futuro della Lessinia». •

Vittorio Zambaldo