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06.05.2020

Solo in video anche l’antico rito dell’accensione della carbonara

Nello e Giorgio Boschi accanto alla carbonara dei Téldari pronta per essere accesa
Nello e Giorgio Boschi accanto alla carbonara dei Téldari pronta per essere accesa

Un carbone più forte del virus sarà quello che uscirà dalla 41esima carbonara preparata ai Téldari di Giazza, da Nello e Giorgio Boschi. Per la prima volta nella loro lunga tradizione, Nello e Giorgio dovranno rinunciare alla festa di accensione insieme a decine di amici che solitamente salgono per partecipare al rito che comincia con il segno di croce di Nello e con la pala e i carboni ardenti sulla bocca della carbonara. I limiti imposti dalle norme di prevenzione dal contagio di Covid-19 obbligano a fare tutto in solitudine, com’era ai tempi dei primi carbonari. «Una carbonara a porte chiuse non l’avevamo mai fatta e neanche immaginata», confidano Nello e Giorgio Boschi, padre e figlio, testimoni di una tradizione che si è salvata in Lessinia grazie a loro. «Non potete immaginare quanto ci dispiaccia accendere nel silenzio e senza la tradizionale festa fra amici, ma vi sentiamo tutti stretti attorno al grande camino, grazie alla collaborazione di Ecocam che ci ha fornito quest’anno ben tre telecamere da posizionare su angolazioni diverse e Lessinianet che ha garantito la copertura di rete», aggiunge Giorgio, che raccomanda a tutti di non salire ai Téldari, rispettando la normativa, ma di partecipare con il proprio sostegno collegandosi al link: http://www.osterialjetzan.it/webcam_carbonara.html. «Non potevamo rinunciare al carbone vegetale per i piatti della nostra Osteria Ljetzan. Purtroppo non sappiamo ancora quando e in che condizioni riapriremo, però crediamo che un futuro ci debba essere e ci prepariamo per garantire ai nostri clienti la scelta e la qualità di sempre», aggiunge Giorgio. Ancora una volta, per i 50 quintali di legna verde accatastata da settimane e impilata a cono, secondo rigorosi criteri, comincerà il processo di carbonizzazione: la legna deve disidratarsi senza bruciare, se non si vuole mandare in fumo la fatica di settimane di lavoro nel bosco per il taglio e il trasporto. Per tre giorni e tre notti quindi sarà Giorgio a vigilare sul buon andamento del processo, smorzando il rischio di combustione accelerata e controllando tutto il procedimento, come hanno sempre fatto dalla notte dei tempi i carbonari di Giazza e dell’intera Lessinia, quando la pratica era ancora diffusa su tutto l’altopiano chiamato, nei documenti, «Montagna alta del carbon». Anche quest’anno, come da alcune edizioni, gli artisti della terracotta Michelangelo Marchi e Luca Fiorio hanno inserito nel cuore della carbonara le loro creazioni per ricavarne opere a cui questo sistema di cottura dell’argilla conferisce la caratteristica colorazione nera, tipica dei vasi etruschi, probabilmente realizzati con la stessa tecnica. Fiorio, che lo scorso anno aveva realizzato un cucco, il tradizionale fischietto in terracotta, a forma di porcospino con 84 aculei, uno per ciascuno degli anni di Nello, si è misurato questa volta con un orsetto, in omaggio alla visita fatta sul Carega nei giorni di Pasqua dall’orso M49 Papillon. Lo spegnimento della carbonara sarà sempre in forma privata, probabilmente sabato mattina: dalle telecamera si vedrà bene come i 50 quintali di legna di faggio, frassino, nocciolo e carpino nero siano diventati 6-7 quintali di carbone vegetale per le speciali grigliate dell’Osteria Ljetzan. •

Vittorio Zambaldo
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