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14.11.2019

I ragazzi delle medie incontrano la figlia del carabiniere ucciso dalla Mafia

Una lezione sulla legalità ha tenuti incollati ai banchi, attenti e interessati i 22 studenti della secondaria di primo grado di Selva di Progno, grazie alla presenza di una testimone diretta dei fatti dei quali i giovani allievi si stanno facendo una precisa idea.

È il progetto Sulle ali della legalità che li vedrà impegnati per tutto l’anno, compreso un trasferimento in treno a Palermo dal 15 al 19 febbraio.

In classe hanno incontrato Lucia Ievolella, figlia del maresciallo maggiore dei carabinieri Vito Ievolella, ucciso a 52 anni il 10 settembre 1981 dai sicari del clan mafioso Spataro per le indagini che stava conducendo e che gli avevano permesso per primo di ipotizzare che il traffico di sigarette di contrabbando nascondesse i primi invii di droga dagli Stati Uniti alla Sicilia.

Lucia, dirigente di un istituto alberghiero di Palermo, è la mamma di Alessandra Di Vita, che è insegnante di sostegno nella scuola di Selva e ha ideato e coinvolto i suoi allievi nel progetto, sostenuto con convinzione dai colleghi e da Alvise Mattei, dirigente dell’Istituto comprensivo di Tregnago e Badia a cui la scuola di Selva appartiene.

Ragazze e ragazzi hanno risposto alla testimonianza di Lucia con una raffica di domande, tutte molto circostanziate e responsabili, a partire dagli aspetti personali, se anche lei come figlia sia mai stata presa di mira dalla mafia e se mai avesse coltivato sentimenti di vendetta nei confronti degli uccisori del padre.

La preparazione degli studenti è emersa anche grazie al lavoro fatto in classe con la lettura del libro di Luigi Garlando «Per questo mi chiamo Giovanni», il racconto della vita del magistrato Giovanni Falcone caduto nell’agguato della strage di Capaci. «Il progetto è nato con l’obiettivo di sensibilizzare alla legalità», ha spiegato Alessandra Di Vita, «con una parte di formazione teorica sui libri in classe e una parte sul campo, a Palermo, incontrando vittime sopravvissute, testimoni e figli di eroi caduti per mafia. Lavoreremo anche per creare un blog illustrando i nostri risultati e sul quale avere interazioni con i lettori. Non sarà solo un cammino alla scoperta della mafia, ma anche delle bellezze di Palermo, ma soprattutto far proprio l’insegnamento che vivere nella legalità significa prendere le difese del più debole, di chi a scuola è disabile e a volte vittima di bullismo».

«Non pensiate che la mafia riguardi altri e sia lontana da voi», ha concluso il dirigente Mattei, «perché le sue propaggini sono ovunque. Si combatte togliendo il terreno su cui cresce: il silenzio, l’illegalità, l’indifferenza».

Vittorio Zambaldo
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