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24.12.2019

È la notte del presepe vivente
nella Betlemme della Lessinia

Il presepe vivente a Campofontana nell’edizione di due anni fa
Il presepe vivente a Campofontana nell’edizione di due anni fa

Da oltre vent’anni la piccola contrada Roncari di Campofontana si trasforma in presepe vivente grazie a un gruppo di appassionati che ogni anno, sfruttando le caratteristiche urbanistiche ed architettoniche di un villaggio che si è conservato pressoché identico nei secoli, ricreano l’atmosfera del Natale.

 

Campofontana per questa ragione ben si merita il titolo di Betlemme della Lessinia: case cimbre, stalle, lavori antichi artigianali e domestici e poi personaggi che davvero interpretano se stessi più che attori chiamati a ricreare una scena. Sulla piazza dove zampilla un’antica fontana che ha dato il nome alla frazione, a oltre 1.200 metri sul livello del mare, il presepe prende vita con artigiani, commercianti, massaie e pellegrini. Le porte delle case e delle stalle sull’antica piazza, che è cuore della contrada, si aprono su laboratori del legno, del ferro, del formaggio: ci sono falegnami, fabbri, arrotini, scalpellini, casari e mugnai, donne intente a impastare pane e pasta e altre in piazza con le mani nell’acqua gelata della fontana a lavare i panni.

 

Tanti i visitatori attesi, soprattutto bambini, sempre affascinati dai numerosi animali presenti, condotti dai propri allevatori. La prima delle tre rievocazioni sarà questa sera con la messa cantata e al termine l’arrivo di Giuseppe e Maria a dorso di un asinello. Sarà ripetuta la sera di Natale con l’adorazione dei pastori con le loro greggi e accompagnati da canti corali. L’ultimo appuntamento di giovedì anticiperà l’arrivo dei re magi, annunciati dai trombettieri. Tutte le rappresentazioni avranno inizio alle 21, a ingresso gratuito e con qualunque condizione meteo.

 

Sul versante opposto della Val d’Illasi, a Camposilvano di Velo, nell’antro naturale del Covolo, si ripropone invece questa sera la messa natalizia. Il ritrovo è alle 22.30 davanti al Museo Geopaleontologico per avviarsi a piedi verso il Covolo dove inizierà alle 23 la celebrazione animata dal coro La Falìa diretto da Alessandro Anderloni e al termine, scambio di auguri e un ristoro caldo. È la vera natività che si celebra nel silenzio e nella preghiera e quest’anno anche nella neve, una tradizione che risale al 1974, avviata da don Alberto Benedetti, prete di Ceredo di Sant’Anna d’Alfaedo, che visitando il luogo nella notte della vigilia di Natale, commentò con Attilio Benetti: «Questa è la vera grotta della messa di Natale». Da allora ogni anno si rinnova il rito di un Natale povero, che ha per tetto il cielo e per pavimento le rocce umide del Covolo: non c’è posto per luci e incensi, solo per preghiere e caldi abbracci di chi ancora crede possibile un mondo migliore. •

Vittorio Zambaldo
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