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25.01.2017

Piano di gestione del lupo,
primo «sì» agli abbattimenti

Un lupo: in casi eccezionali sarà possibile uccidere singoli esemplari
Un lupo: in casi eccezionali sarà possibile uccidere singoli esemplari

La commissione tecnica riunitasi ieri a Roma per il Piano nazionale di conservazione e gestione del lupo ha dato parere favorevole alla bozza che nell’ultimo anno è stata al vaglio delle Regioni e nella quale per la prima volta sono previsti degli abbattimenti di lupi. Secondo il Piano dovrebbero essere contenuti nel 5 per cento della popolazione di lupo stimata (1.070 individui sugli Appennini e un centinaio sulle Alpi) cioè una sessantina di capi all’anno da abbattere. È un’ipotesi estrema e possibile solo in presenza di un piano regionale approvato dal ministero dell’Ambiente. Il ministro Gian Luca Galletti difende il provvedimento. «Il problema del lupo è ormai evidente. In certe zone la sua presenza è diventata un rischio per le attività agricole, ci sono attività che chiudono per la presenza di questi animali. Per questo ho messo intorno ad un tavolo 70 esperti, per affrontare la questione in modo scientifico». Secondo il ministro, l’abbattimento solo del 5 per cento «non mette a rischio la presenza del lupo in Italia. Se non facciamo questo, il bracconaggio diventerà lo strumento di tutela degli agricoltori. E allora davvero la sopravvivenza del lupo sarà a rischio». Coldiretti parla di «primo passo importante per affrontare un’emergenza senza precedenti». Le associazioni ambientaliste e animaliste sono già scese sul piede di guerra contestando che siano possibili abbattimenti selettivi senza aggravare i comportamenti predatori e cedere a un sistema di farsi giustizia da soli e il Wwf parla di Piano lupo come «arma di distrazione di massa per una specie che già è colpita da bracconaggio e incidenti».

Ora il passo successivo sarà la Conferenza Stato-Regioni che il prossimo 2 febbraio dovrà approvare il Piano per farlo entrare in vigore. Il testo è stato predisposto da un gruppo di esperti dell’Unione zoologica italiana con il contributo di varie personalità del mondo scientifico e istituzionale (Parchi, Regioni e Province autonome). La questione più controversa è quella che riguarda le deroghe per l’abbattimento o il trasferimento dei lupi. La normativa attualmente vigente, sia nazionale (Legge 157/92 e Dpr 357/97) sia comunitaria (Direttiva Habitat), protegge il lupo su tutto il territorio nazionale. Ma le stesse norme che garantiscono la tutela rigorosa della specie, consentono l’applicazione di eventuali deroghe alla protezione e stabiliscono precise condizioni e modalità per la loro realizzazione e tutti i paesi europei, con una consistente popolazione di lupo, hanno autorizzato deroghe per la rimozione di alcuni individui. In Italia, finora, sono state concesse deroghe per la cattura, marcatura e rilascio di lupi esclusivamente per fini di ricerca scientifica.

Sarebbe quindi una novità che dopo 46 anni (la legge che tutela in modo assoluto il lupo risale infatti al 1971) si possa parlare di abbattimenti, idea che tiene conto del diverso stato di conservazione in cui si trova la specie, da minacciata di estinzione negli anni Settanta, quando i lupi erano ridotti a poco più di un centinaio nelle zone più impervie dell’Appennino centro-meridionale, a specie in espansione con oltre un migliaio di esemplari distribuiti anche sull’arco alpino da dove erano spariti da quasi due secoli.

Potrebbero interessare la Lessinia gli abbattimenti nel caso in cui singoli esemplari assumessero abitudini predatorie specializzate altamente dannose: in questi casi, da verificare con il dovuto rigore scientifico, l’applicazione dell’obiettivo della rimozione potrebbe essere giustificato, ma occorre considerare che difficilmente si potrà pensare che lo stato di conservazione del lupo in Lessinia sia soddisfacente, ad appena cinque anni dall’insediamento della prima coppia.

Vittorio Zambaldo
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