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29.03.2020

Peste suina, un nuovo pericolo da Oriente

La Psa, la peste suina africana, viene trasmessa anche dai cinghialiA caccia di cinghiali: grazie ai prelievi dei cacciatori si può rilevare la presenza del virus
La Psa, la peste suina africana, viene trasmessa anche dai cinghialiA caccia di cinghiali: grazie ai prelievi dei cacciatori si può rilevare la presenza del virus

Dal proliferare dei cinghiali non ci sono solo danni materiali ai terreni e alle colture o agli animali domestici, come l’ultima aggressione alla cagnolina di una signora che passeggiava sul Garda, a Brenzone. Alessandro Salvelli, presidente di Federcaccia Verona, mette in guardia anche da un pericolo latente di cui poco si parla, ma del quale anche la celebre virologa Ilaria Capua nei giorni scorsi si è detta preoccupata: «La peste suina è un grave problema in Cina, ma dovrebbe preoccupare anche l’Italia». IL SEQUESTRO. Lo scorso gennaio la Guardia di Finanza di Padova ha sequestrato in una capannone industriale della città oltre 9mila tonnellate di carne suina proveniente dalla Cina ed entrata illegalmente in Europa attraverso il porto di Rotterdam come una partita di vegetali. Tutto il materiale è stato sequestrato e incenerito. «La peste suina africana (PSA) è una malattia virale che colpisce i suidi, i suini da allevamento e i cinghiali selvatici», spiega Salvelli, che aggiunge: «Non esiste vaccino per contrastarla, è altamente contagiosa e spesso letale per gli animali. Non è, invece, una zoonosi, cioè non è trasmissibile agli esseri umani, ma le epidemie hanno pesantissime ripercussioni economiche sui Paesi colpiti, perché portano alla decimazione degli allevamenti. Solo in Cina, per cercare di contenere questo virus, sono stati uccisi 340 milioni di suini». LA DIFFUSIONE. Purtroppo la virosi si è diffusa dal 2014 anche in Europa, partendo dai paesi dell’Est, dove i controlli sanitari e veterinari sono meno severi, e si è velocemente diffusa in Polonia, Ungheria, Grecia. In Italia, la malattia è presente in forma endemica dal 1978 soltanto in Sardegna, dove negli ultimi anni si registra una netta riduzione del numero di focolai. INTERVENTO DELL’UE. Ogni anno il piano di eradicazione della peste suina africana viene presentato alla Commissione europea, che può procedere al cofinanziamento delle attività per gli abbattimenti e il controllo, ma ci sono anche delle raccomandazioni che il ministero della Salute specifica per turisti, allevatori, cacciatori e veterinari. «In un recente incontro a Roma al ministero, a cui ho partecipato, ho sottolineato il ruolo del cacciatore come sentinella del territorio», precisa Salvelli, «perché grazie ai prelievi dei cacciatori è possibile analizzare le prede e individuare se c’è la presenza del virus». LA MALATTIA. Si tratta di una malattia emorragica che lascia segni anche sulla pelle degli animali domestici e ha una grande resistenza anche sulla carcassa di animali morti da giorni. I cinghiali selvatici, liberi di avvicinarsi alle zone antropizzate, possono ormai rappresentare uno dei mezzi di diffusione del virus, qualora entrino in contatto con allevamenti che non rispettano le norme di biosicurezza, o con rifiuti alimentari abbandonati. La trasmissione avviene per contatto e ingestione di carni infette, per questo i residui di carni suine fresche e stagionate di animali infetti possono rappresentare un grave rischio di trasmissione della malattia agli animali sani e devono essere sempre smaltiti solo in contenitori chiusi per rifiuti. COSA FARE. Il ministero raccomanda ai turisti di non portare con sé, dalle zone infette comunitarie, carni e salumi di suino non certificati (bollo sanitario ovale) fresche o congelate e di smaltire gli avanzi degli alimenti in contenitori chiusi e non destinarli per nessuna ragione ai suini domestici. Agli escursionisti chiede di avvertire subito i Servizi veterinari dell’Ulss di competenza, i carabinieri forestali e le forze dell’ordine del luogo se si dovessero imbattere in una carcassa di cinghiale selvatico. Ai cacciatori chiede di pulire e disinfettare le attrezzature, i vestiti, i veicoli e i trofei prima di lasciare l’area di caccia; eviscerare i cinghiali abbattuti solo nelle strutture designate; evitare i contatti con maiali domestici dopo aver cacciato. Agli allevatori è raccomandato di applicare tutte le misure di biosicurezza negli allevamenti e di evitare che gli animali domestici vengano in contatto con i selvatici, o con altri suini esterni all’allevamento, nonché di avvertire tempestivamente i Servizi veterinari di sintomi riferibili alla peste suina africana o episodi di mortalità anomala. Ai veterinari, infine, di essere scrupolosi nelle diagnosi e di non escludere a priori la presenza di peste suina africana, segnalando ogni sospetto in allevamento e in macello. •

Vittorio Zambaldo
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