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26.12.2019

Per i dieci anni il rifugio Bocca di Selva si «regala» un panorama mai visto

Per i suoi primi dieci anni di attività il Rifugio Bocca di Selva si è regalato un evento eccezionale con un panorama mozzafiato dall’Adriatico alle Alpi piemontesi, spaziando con l’occhio sulla pianura Padana e i contorni della catena dell’Appennino tosco-emiliano e ligure.

È capitato alla vigilia di Natale alle 14, un evento che Marco Melotti, gestore del rifugio, ha colto al volo con la sua macchina fotografica registrando una semicirconferenza straordinaria dal Monte Titano (775 metri sul livello del mare) della Repubblica di San Marino con le sue tre rocche che svettano sulla cima, fino al Monviso (3.842 metri), “il re di pietra” da cui nasce il Po, nelle Alpi Cozie, in provincia di Cuneo.

 

CONDIZIONI PERFETTE

Condizioni climatiche particolari, ma non rare in questa stagione, hanno favorito una visibilità eccezionale: l'occhio è potuto spaziare senza ostacoli su una pianura solitamente coperta dalle nebbie o dallo smog.

«Non è raro vedere il monte Titano che in linea d’aria dista circa 220 chilometri e anche il Monviso che è a ben 330 chilometri di distanza», racconta Marco Melotti, di cui L’Arena pubblicò nel gennaio 2015 l’eccezionale scatto del Monviso la cui sagoma si stagliava nitida su un tramonto infuocato.

«Il fatto straordinario di questa giornata è stato di poter ammirare i due estremi contemporaneamente», aggiunge Melotti. Infatti solitamente il Monte Titano si scorge al mattino presto, prima che il sole sia troppo alto e viceversa la sagoma del Monviso è ben più nitida al tramonto quando il sole, scendendo alle sue spalle, ne ritaglia con straordinaria definizione il caratteristico contorno a piramide».

 

IL VIDEO SPETTACOLARE

Nel video girato con la macchina fotografica e senza l’ausilio di un cavalletto, la voce di Marco accompagna lo spettatore di questo spettacolo partendo dal Monte Titano, scorrendo velocemente fino al Monte Cimone (2.165 metri), il maggiore rilievo dell'Appennino settentrionale e dell’Emilia-Romagna.

Il vento con pochissima umidità, che ha spazzato le alture in questi giorni, ha favorito un cielo limpido e ottima visibilità arrivando anche a sgomberare la pianura dalle tradizionali brume invernali. Dal Carega e dal Baldo è possibile vedere anche il Monte Rosa, che invece dalla Lessinia è coperto dalla sagoma del Baldo, mentre il Rosa, con i suoi 4.634 metri impedisce da Est di scorgere le sagome di Cervino e Monte Bianco. 

Vittorio Zambaldo
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