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28.10.2019

Matteo suona le campane ai «Soliti ignoti» di Amadeus

Matteo Brunelli, campanaro di Ceredo di Sant’Anna d’Alfaedo
Matteo Brunelli, campanaro di Ceredo di Sant’Anna d’Alfaedo

Padre e figlio suonano insieme le campane da sette anni, ma in tv ci è andato Matteo. Ed è stato subito un successo e un’occasione per far conoscere un’antica arte. Matteo è un giovane campanaro da Ceredo di Sant’Anna d’Alfaedo, in tv ha fatto conoscere il sistema veronese di suonare le campane. L’occasione gli è capitata alla trasmissione Rai Soliti ignoti - Il ritorno, presentata dal bravo Amadeus, e nella quale un concorrente deve indovinare quale professione o attività, elencate in un tabellone, sono riconducibile ai personaggi presenti in studio. Matteo era uno di loro, come campanaro. La concorrente di turno ha fatto cilecca, perché non ha immaginato che quel giovane nel tempo libero avesse come hobby di allenarsi con le funi delle campane della chiesa di Sant’Anna d’Alfaedo, per poi partecipare a vere gare campanare. Matteo Brunelli, 15 anni, è da ben 10 che è immerso in questo mondo di rintocchi di campane e fa parte della squadra campanara di Sant’ Anna d’Alfaedo, Ronconi e Vaggimal, regolarmente iscritta dal 2000 all’Associazione suonatori campane sistema veronese di cui è presidente nazionale la veronese Elen Belfontani. È stata proprio lei, dopo avervi partecipato alcuni anni fa, a segnalare il suo nominativo. Per Matteo quest'arte manuale in cui serve anche un buon orecchio musicale è una vera passione che ha ereditato dal padre Emanuele, maestro campanaro dal 1994 dopo un gavetta tra le funi delle campane iniziata nel 1985. Matteo da giovanissimo si era appassionato alla batteria ma seguendo il padre durante le varie gare ha iniziato a prenderci gusto e passione. Da sette anni, padre e figlio suonano in coppia le campane del Duomo di Verona, giostrando con armonia e mani ferme la fune di una Ottava, campana che pesa 28 quintali. È una tecnica speciale campanara, il sistema veronese: le campane, intonate secondo la scala musicale diatonica maggiore, vengono portate e trattenute con la bocca rivolta verso il cielo, quindi fatte ruotare in maniera tale da poter, con i loro squilli sincronizzati e cadenzati, eseguire melodie secondo specifici spartiti. Il sistema veronese, che presenta una interessante somiglianza con quello anglosassone, è oggi diffuso nelle quasi totalità delle provincie venete ma anche in altre regioni. •

Renzo Cappelletti
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